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di Silvia Zamboni*


Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2022

 

La qualità di una pubblica amministrazione si misura anche, se non soprattutto, da come vengono trattati gli ultimi. Con l'estensione del medico di base ai senza fissa dimora, in Emilia-Romagna abbiamo fatto un passo avanti significativo, oltre l'approccio caritatevole, che estende un diritto confermando il valore dell'universalismo della sanità pubblica. Un patrimonio che caratterizza il nostro paese rispetto a quelli - come gli Usa - in cui l'accesso all'assistenza sanitaria per troppi cittadini continua a essere un privilegio per chi può permettersi di pagare.

Ora anche i cittadini e le cittadine senza fissa dimora di nazionalità italiana, non residenti in Paesi diversi dall'Italia (per questi vale già l'accesso all'assistenza) e che sono privi di qualsiasi assistenza sanitaria, potranno iscriversi all'anagrafe sanitaria dell'Emilia-Romagna per la scelta del medico di medicina generale e avere garantiti, come tutti, "livelli essenziali di assistenza". La questione dell'accesso alla sanità dei senza fissa dimora era aperta da tempo; la pandemia ha fatto da acceleratore per risolverla. Basti pensare che chi non ha un medico di base non può effettuare tamponi molecolari, per i quali è necessaria la prescrizione medica, e può curarsi solo andando al pronto soccorso. Anche sulla base di queste urgenze, l'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna ha approvato, all'unanimità, il provvedimento di legge alla base della delibera regionale.

L'estensione del medico di base non è un provvedimento isolato a sostegno dei clochard in Emilia-Romagna. Solo pochi mesi fa una decisione analoga aveva riguardato l'accesso gratuito al trasporto pubblico locale. Grazie al rinnovo dell'accordo regionale sulle tariffe agevolate per le persone fragili e al programma mobilità regionale, i Comuni della regione potranno sostenere integralmente i costi degli abbonamenti per le persone senza fissa dimora sulla base della valutazione di un effettivo bisogno da parte dei servizi sociali.

Il promotore di queste due battaglie per la tutela dei diritti dei senza fissa dimora In Emilia-Romagna ancora una volta è stato il collega Antonio Mumolo (Pd), non a caso promotore anche della figura dell'Avvocato di strada, diffusa in molti territori del nostro paese. Intervenendo nel dibattito in Aula, ho sottolineato che tutte le volte che si estende un diritto ne guadagniamo tutti e che il voto unanime qualifica l'Assemblea come un consesso istituzionale che sa guardare consensualmente ai diritti degli ultimi.

Mi auguro che questo approccio persista e diventi strutturale in tutti i provvedimenti futuri che riguarderanno persone svantaggiate, in condizioni di disagio, immigrati oppure private della libertà personale. Con l'estensione del medico di base ai senza fissa dimora abbiamo fatto un bel passo avanti, ma siamo consapevoli che la strada da fare è ancora lunga. Anche al di fuori dei confini amministrativi dell'Emilia-Romagna.

 

*Vicepresidente Assemblea legislativa ER, consigliera Europa Verde