sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

di Roberto Saviano


Corriere della Sera, 21 gennaio 2022

 

Dedicato a Silvia ed Enzo Tortora. La foto che ho scelto questa settimana è una foto radiosa, ritrae Enzo Tortora con le figlie Gaia e Silvia. Sarebbe bello se il calore umano di questo scatto potesse cancellare le foto immonde di Enzo ammanettato, di Enzo rasato nel cortile del carcere. Scusarsi con chi l'ha amato ha un valore enorme ancora oggi, 39 anni dopo.

La cultura dei diritti dovrebbe appartenere a tutti e da tutti essere condivisa, perché un diritto negato diventa automaticamente un privilegio per pochi o, peggio, una concessione; perché siano chiari, una volta per tutte, i ruoli: chi è incudine e chi martello.

Negli anni ho ricevuto decine di accuse, spesso infamanti, da organi di informazione che politicamente avevano interesse a demolirmi: gli "amici" hanno quasi sempre taciuto. Per la poca credibilità dei miei detrattori. Ma il punto non può essere questo: se io voglio difendere chi ritengo nel giusto, non guardo da dove arriva la diffamazione. Difendo e basta, perché so che la mia difesa bilancerà le accuse ingiuste. Ho sempre pensato che fosse un po' come la matematica, come la fisica, dove due numeri uguali ma di segno opposto, o due forze uguali e contrarie, si annullano a vicenda. Ma, chissà perché, l'infamia si fa sempre attenzione a non cancellarla mai completamente, come se un amico debole e infamato sia tutto sommato più sopportabile di uno non schizzato dal fango.

Enzo Tortora diceva di dividere l'umanità tra chi ha sperimentato la detenzione in un regime democratico e chi non ha avuto la sfortuna (la iattura, diceva) di conoscerla. Ecco, è stato lui a darmi la chiave per comprendere come mai le sue figlie, Silvia e Gaia, abbiano deciso di intraprendere la sua stessa strada, nonostante tutto quello che lui aveva vissuto da giornalista e nonostante tutto quello che dai giornalisti suoi colleghi (con davvero poche eccezioni) aveva subito. Silvia e Gaia hanno avuto la iattura di conoscere la detenzione in un regime democratico e per questo sanno qualcosa in più degli altri. Sanno, forse, che l'odio e l'invidia sono i sentimenti più forti che esistono e, ancora forse, se ne sono tenute lontane. Sanno, forse, che per essere giornalisti bisogna rispettare l'essere umano e mai calpestare la dignità di nessuno. Sanno - di questo sono invece certo - che la gogna mediatica uccide perché allontana da te tutti, spesso anche chi dovrebbe starti accanto.

Non conoscevo Silvia Tortora, ma sono addolorato per la sua scomparsa. Dedico a lei e al padre queste righe. La foto che ho scelto questa settimana è una foto radiosa, ritrae Enzo con Gaia e Silvia. Sarebbe bello se il calore umano in questo scatto potesse cancellare le foto immonde di Enzo ammanettato, di Enzo rasato nel cortile del carcere. Scusarsi con chi l'ha amato ha un valore enorme ancora oggi, 39 anni dopo. Ne avrebbe ancor di più lavorare a una riforma della giustizia che, però, mi scusino gli amici radicali, non sia ostaggio dei Salvini e dei Calderoli che, con le loro posizioni su immigrati e droga - e le leggi criminogene che ne derivano - hanno contribuito a riempire le celle di stranieri e tossicodipendenti. Tutte persone che, come disse Tortora, hanno la iattura di sperimentare la detenzione in un regime democratico.