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di Errico Novi


Il Dubbio, 21 gennaio 2022

 

Dal vicepresidente il senso di una giustizia sospesa, che peserà oggi all'inaugurazione di piazza Cavour. È una fase di passaggio. Con destinazioni ancore da chiarire. Il clima che il plenum di ieri ha sancito descrive una magistratura e una giustizia sospese. È l'impressione di affacciarsi su un futuro incerto difficilmente scomparirà stamattina all'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Forse la bocciatura dei vertici della Cassazione e la loro immediata rinomina firmata ieri dal Csm avranno effetti imprevedibili. Potrebbero rafforzare chi reclama una più sicura autonomia dell'organo di autogoverno, in vista della riforma Cartabia. È un'idea evocata, nel dibattito di ieri a Palazzo dei Marescialli, da un laico scelto nell'accademia su indicazione dei 5 Stelle, Alfonso Maria Benedetti: "Serve un intervento del legislatore che metta ordine sul regime di impugnazione delle delibere del Csm, in modo coerente con le sue funzioni di rilievo costituzionale". In altre parole, il potere di censura che il Consiglio di Stato detiene va ridimensionato, secondo Benedetti e gran parte degli attuali consiglieri. Ma in che modo?

È impossibile immaginare quale sarà l'equilibrio nell'ordine giudiziario. Gli orizzonti della riforma restano incerti. Ieri il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto ha assicurato che i tempi di approvazione del ddl sul Csm saranno rispettati: entro marzo dunque l'aula di Montecitorio dovrebbe licenziare il testo. Sisto ha aggiunto che ci sarà una sintesi fra le proposte della commissione Luciani e le soluzioni su cui si sono confrontati la guardasigilli e i partiti. Contorni ancora non facili da intuire. Dopo un travaglio come quello degli ultimi giorni, dopo l'annullamento delle nomine di Pietro Curzio e Margherita Cassano da parte del Consiglio di Stato e la loro immediata conferma, ci sono due strade. La prima consisterebbe nell'irrigidire i criteri per la scelta dei capi. L'alternativa è limitare quei criteri all'essenziale e lasciare che Palazzo dei Marescialli eserciti la propria discrezionalità entro un perimetro chiaro ma ampio. Nel primo caso saremmo di fronte a un atto di sfiducia, forse comprensibile, di governo e Parlamento verso le toghe. Nessuno ne sarebbe sorpreso. In un documento diffuso ieri, la storica corrente di Magistratura democratica è arrivata a parlare di "piccole e grandi miserie" alimentate in questi anni dall'autogoverno, di una gestione del "potere" attuata in modo addirittura "orrido". Poi sì, i giudici di sinistra dicono: giù le mani dal Csm e anche dall'Anm. Ma l'ammissione così netta del declino fa capire quanto sia dura la risalita.

Rilanciare viceversa un'ampia discrezionalità del Csm nelle nomine dei capi, dalla Cassazione alla più periferica delle Procure, significherebbe scommettere su una magistratura in grado di guarire in fretta. Scelta rischiosa, ma che potrebbe essere favorita proprio dal conflitto sulle nomine di Curzio e Cassano. Fatto sta l'incertezza sul futuro del Csm e della magistratura è assoluta. E a dirlo con parole sincere, autentiche, è stato ieri il vicepresidente David Ermini: "Sono stati tre anni e mezzo assai difficili, travagliati, dolorosi, per questo Consiglio superiore e per la magistratura". Poi ha cosi descritto il Csm prossimo alla scadenza: "Un Consiglio di transizione, che ha visto deflagrare fatti lasciati per troppo tempo sotto la polvere". Non un'attenuante, ma un dato di realtà. Fino all'ultima invocazione: "Ci attendiamo ora le riforme, indifferibili e irrinunciabili". Ed è tutto qui il senso di un tempo sospeso per l'ordine giudiziario.

Se ne avrà certamente un segno anche all'inaugurazione di oggi a piazza Cavour, dove il primo presidente Curzio potrà condurre la cerimonia, a cui interverranno anche il pg di Cassazione Giovanni Salvi, la ministra Cartabia, la presidente del Cnf Maria Masi - eletta proprio ieri, dopo due anni in cui è stata al vertice dell'avvocatura come facente funzioni con uno straordinario spirito di servizio - l'avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli e, appunto Ermini.

Il quale non ha potuto fare a meno di esprimere ieri in plenum, tutta la propria gratitudine a Sergio Mattarella: "Lei, signor presidente, per me e il Consiglio è stato in questi anni guida saggia e autorevole, esempio di etica istituzionale e fermo sostegno nei frangenti più amari". Con ogni probabilità non sarà più Mattarella a esercitare questa guida. Chiunque dovrà farlo, si caricherà di un peso davvero impressionante.