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di Gabriella Colarusso


La Repubblica, 22 gennaio 2022

 

Il penitenziario di Al Sinaa ha la più alta concentrazione di terroristi detenuti nell'area. Centinaia di evasi, molti sono stati ricatturati. Un attacco era stato sventato in novembre.

Sconfitto tre anni fa con una massiccia campagna di combattimenti di terra e bombardamenti, lo Stato Islamico è tornato a farsi sentire, ieri, in Siria, in quella che secondo gli osservatori più attenti è stata la maggiore operazione militare del gruppo terroristico dalla battaglia di Baghuz, sua ultima ridotta.

Nella notte tra giovedì e venerdì, decine di jihadisti, secondo fonti curde, hanno assaltato la prigione Al Sinaa di Gweiran, un paio di chilometri a Sud della città di Hassakeh, nel Nord-Est della Siria: è una scuola che era diventata base dell'Isis e poi è stata convertita in carcere dai curdi delle Sdf, le Forze democratiche siriane, che da quasi tre anni gestiscono con pochi mezzi circa 12mila prigionieri jihadisti.

Ad Al Sinaa ce ne sono più di 3mila, è la prigione con la più alta concentrazione di terroristi in Medio Oriente, vivono ammassati in celle senza servizi igienici né spazi adeguati, isolati dal mondo, in attesa di processi che non si sa se saranno celebrati e da chi. Sono per lo più stranieri, francesi, britannici, tunisini, sauditi, ma sono politicamente radioattivi e nessun governo li rivuole indietro. Già a novembre i curdi avevano sventato un tentativo di assalto per liberarli. L'operazione di venerdì è stata meglio organizzata. I jihadisti hanno piazzato un'autobomba davanti al carcere mentre i detenuti all'interno inscenavano una rivolta. A centinaia sono riusciti a fuggire, non è chiaro quanti, le Sdf dicono di averne ri-catturati 110.

Per tutta la giornata di ieri sono andati avanti combattimenti tra curdi e miliziani dell'Isis nascosti in decine di abitazioni civili nei quartieri a ridosso della prigione, ci sono voluti i raid aerei della Coalizione per liberare molte case. Il bilancio delle vittime è ancora incerto, secondo l'osservatorio siriano per i diritti umani con sede in Gran Bretagna sarebbe di almeno 67 morti, 23 tra le forze di sicurezza curde, 39 tra militanti dell'Isis e cinque tra i civili. Più o meno nelle stesse ore dell'attacco ad Hassakeh, un'altra cellula assaltava una caserma dell'esercito a nord di Baghdad, in Iraq, uccidendo 11 soldati iracheni.

Le Sdf e la coalizione anti-Daesh a guida americana hanno spazzato via la pretesa fanatica di costruire uno Stato islamico, ma non l'ideologia jihadista. In diverse zone della Siria e dell'Iraq resistono decine di cellule dormienti e negli ultimi mesi hanno intensificato gli attacchi. Per gli esperti di antiterrorismo, uno di problemi principali sono proprio i miliziani detenuti nelle prigioni.

L'attacco a Sinaa è un messaggio ai "fratelli": l'Isis non si è dimenticato di voi, tornerà per liberarvi. Tra il 2012 e il 2013, l'allora Stato Islamico dell'Iraq condusse una pressante campagna per liberare dalle prigioni irachene decine di miliziani, si chiamava "Abbattere i muri". Fu il preludio alla conquista di Mosul e alla nascita del cosiddetto Califfato che ha ridotto in povertà e macerie vaste zone dell'Iraq e della Siria prima di essere sconfitto.