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di Giovanni Negri


Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2022

 

Politica e magistratura. Cartabia: "Lo status quo ha dato pessima prova di sé". Negli uffici giudiziari le valutazioni sui progetti del Governo.

Se "è sotto gli occhi di tutti che lo status quo non ha dato buona prova di sé", come ha detto la ministra della Giustizia Marta Cartabia intervenendo ieri a Reggio Calabria, allora le cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario, tradizionale appuntamento utile a fare il punto anche sui rapporti, il più delle volte pessimi o almeno critici, tra politica e giustizia, hanno rappresentato ieri un punto di svolta. O almeno di crescita di consapevolezza. Perché nei vari uffici giudiziari, oltre a non essere segnalate all'esterno forme di protesta, alle quali si era in qualche modo abituati, emerge la volontà, negli interventi dei protagonisti della giurisdizione (dai magistrati agli avvocati), di affrontare in maniera costruttiva una fase realmente nuova.

Quella di riforme che investono i vari settori del diritto, dal civile al penale, corroborate, anche sul piano organizzativo, dalle risorse del Pnrr. Dove la fuoriuscita dall'emergenza sanitaria che ha investito anche l'amministrazione della giustizia si intreccia a una crisi della magistratura, ancora ieri qualificata, da Firenze, come uno "tsunami" dal vicepresidente del Csm David Ermini e che trova eco in numerosi interventi della giornata.

In quello del Procuratore generale di Napoli Luigi Riello, per esempio, per il quale occorre dire "basta con i giudizi secondo cui tutti i magistrati sono un incrocio tra Carnelutti e Calamandrei: in tal modo, ci troviamo di fronte a capi degli uffici magistrati non dirado inadeguati, qualche volta non propriamente equilibrati". E per la Pg di Milano Francesca Nanni, è necessario "il rifiuto da parte di tutti gli operatori di ogni forma di ideologia, intesa come sistema concettuale e interpretativo che costituisce la base politica di un movimento o di un gruppo sociale; sistema che spesso ha fortemente condizionato l'agire in giudizio così come i rapporti fra le diverse categorie impedendo o quantomeno rendendo difficile una valutazione obiettiva delle circostanze".

È questa piuttosto la "stagione dei doveri" e dell'"impegno incondizionato", come sottolineato dal Pg di Roma, Antonio Mura, che invita a interventi in grado di assicurare qualità ed efficienza, senza arretramenti sul piano delle garanzie. Dove peraltro Mura ricorda che sono proprio gli uffici del pubblico ministero ad essere trascurati dal piano di interventi pubblici. E certo, nel merito, sulle misure già approvate gli accenti sono diversi e, a volte molto, duri.

Se a Milano l'improcedibilità, faticoso punto di equilibrio raggiunto in estate dalla maggioranza di Governo per dare un po' più di certezza alla durata dei procedimenti penali, non è ragione di particolari allarmismi, a pochi chilometri di distanza il Pg di Torino Francesco Saluzzo invece attacca: "l'improcedibilità si comporterà come se in un pronto soccorso venisse fissato un tempo massimo di permanenza. O si viene chiamati e curati entro quel termine oppure si torna a casa a spegnersi senza cure".

Ma centrale è anche il tema del personale, dove la scommessa sull'Ufficio del processo, generalmente accolta con favore dalla magistratura, si accompagna all'allarme per la situazione di forti scoperture in organico, con uffici giudiziari come quello di Monza dove toccano il 30%, cui potranno, ma solo in parte, porre rimedio i concorsi in via di svolgimento, peraltro con fortissime difficoltà a selezionare candidati con livelli adeguati di preparazione soprattutto nelle prove scritte.

Del resto, lo scarso numero di magistrati, ma anche di personale amministrativo, è una criticità segnalata anche dal Presidente della Cassazione Pietro Curzio che ha ricordato come in Italia il personale impiegato nel sistema giustizia è sensibilmente inferiore a quello di altri paesi europei.

Il confronto con la Germania, per esempio, è impietoso: in Italia ogni 100.000 abitanti ci sono 11 giudici affiancati da 37 amministrativi; 3 pubblici ministeri affiancati da 14 amministrativi; 388 avvocati. In Germania ogni 100.000 abitanti ci sono 24 giudici affiancati da 65 amministrativi; 7 pubblici ministeri affiancati da 14 amministrativi e 198 avvocati.

E Cartabia ieri ha ricordato come in questo contesto, il compito del ministero "è essenzialmente quello di assicurare più risorse e più strumenti a tutti gli uffici giudiziari, perché possano svolgere sempre al meglio la loro altissima funzione".