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lanuovaprovincia.it, 24 gennaio 2022


È morto al carcere di Ivrea per complicanze legate al Covid che aveva contratto nelle scorse settimane Giuseppe Antenori, 73 anni, astigiano condannato per aver ucciso la sua convivente Alfonsina Bono nell'ottobre del 2009. Mancava solo qualche anno al suo ritorno in libertà: l'uomo era stato condannato a 12 anni di reclusione per l'omicidio che aveva confessato e doveva scontare altri due anni per un altro reato nel frattempo diventato definitivo.

Il femminicidio si era consumato nell'alloggio popolare di via Dogliotti abitato da Antenori. La mattina del 31 ottobre 2009 l'uomo si era svegliato nello stesso letto in cui si trovava la donna priva di vita, strangolata con una cintura. Antenori si era costituito ai carabinieri confessando l'omicidio anche se non ha mai spiegato i motivi che avevano portato a quel gesto.

Una vita ai limiti, sia quella vissuta da Antenori che quella vissuta dalla vittima ed è in un mondo fatto di emarginazione che rimarranno per sempre sepolte le ragioni della morte di Alfonsina. Antenori, durante il processo in primo grado in rito abbreviato, era stato sottoposto a perizia psichiatrica anche perché era portatore di una strana "disabilità": nel suo cranio era rimasto conficcato un proiettile di piccolo calibro che lo aveva colpito durante un'aggressione e non era stato possibile rimuoverlo da parte dei chirurghi.