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di Mario Giro

 

Il Domani, 26 gennaio 2022

 

Il 2022 inizia in Yemen con una nuova escalation del conflitto. Sono ormai sette anni di guerra e negli ultimi due mesi un'escalation di attacchi aerei da parte dell'Arabia saudita sul fronte di Marib e di Hodeida sta intensificando il conflitto. Mentre gli houthi hanno rivendicato un attacco compiuto ad Abu Dhabi. I danni collaterali sui civili diventano ogni settimana più pesanti. L'inviato delle Nazioni Unite in Yemen, Hans Grundberg, ripete senza sosta che la guerra sta assumendo il volto della peggior catastrofe umanitaria, con gravi conseguenze per i civili. Anche la navigazione nel golfo di Aden e nel mar Rosso è divenuta pericolosa a causa degli eventi bellici.

Il 2022 inizia senza iniziative di pace per la risoluzione del conflitto nello Yemen. Sono ormai sette anni di guerra e negli ultimi due mesi un'escalation di attacchi aerei da parte dell'Arabia saudita sul fronte di Marib e di Hodeida sta intensificando il conflitto. Le vittime si contano a centinaia per ogni giorno di combattimento.

L'idea di Riad rimane quella di una soluzione militare che non pare lasciar molto spazio a eventuali negoziati. Gli houthi sono accusati di non aver accettato nessuna delle proposte di pace degli ultimi anni ma si tratta di un'accusa che può essere rivolta a tutte le parti in causa. Il 17 gennaio scorso gli stessi houthi hanno rivendicato un attacco compiuto ad Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti, in cui sono state uccise almeno tre persone, un cittadino pakistano e due indiani.

A fine dicembre il portavoce della coalizione araba a guida saudita ha dichiarato contraddittoriamente che "la soluzione politica è la migliore opzione per la crisi in Yemen e lo strumento militare cerca di raggiungere tale obiettivo". Le accuse di danni collaterali provocati dai bombardamenti sono numerose da parte delle Ong internazionali anche se Riad sostiene che la preservazione dei civili sono una priorità per la coalizione. Gli stessi combattimenti sul terreno stanno diventando sempre più micidiali, soprattutto nella provincia di Marib.

Da anni entrambe le propagande non cambiano: da parte della colazione si annuncia la vittoria imminente; da parte houthi si fanno proclami di vendetta. Secondo fonti di Al-Monitor lo scenario attuale suggerisce che i due contendenti credono ancora in una vittoria sul campo, anche se nessuna soluzione militare rapida appare probabile. Man mano che la guerra si prolunga la crisi umanitaria peggiora.

L'inviato delle Nazioni Unite in Yemen, Hans Grundberg, ripete senza sosta che la guerra sta assumendo il volto della peggior catastrofe umanitaria, con gravi conseguenze per i civili: tra bombe, povertà e fame la popolazione è intrappolata e senza vie di uscita. Anche se nelle ultime settimane le forze della coalizione filo-saudita sembrano aver avuto dei limitati successi nell'area fuori Marib, i ribelli houthi resistono nell'ampia parte di paese conquistata, compresa la capitale Sanaa.

Ad ogni proposta di dialogo o tentativo di trattativa, gli houthi reagiscono sempre allo stesso modo: chiedendo la fine del blocco saudita dello Yemen, cosa che Riad non è disposta a concedere. Malgrado la loro origine di movimento rurale, con gli anni i ribelli hanno raffinato le loro tattiche militari con l'utilizzo di missili balistici e droni esplosivi forniti dall'Iran, capaci di colpire obiettivi in Arabia Saudita ed ora anche ad Abu Dhabi.

La guerra ha un drammatico aspetto umanitario perché la coalizione araba impedisce quasi del tutto che giungano aiuti nell'area dei ribelli. Per rappresaglia il mese scorso questi ultimi hanno sequestrato una nave ospedale battente bandiera emiratina sostenendo che in realtà si tratti di un trasporto d'armi. La guerra ha moltiplicato le attività belliche anche nel mar Rosso e nel golfo di Aden, rendendo pericolosa la navigazione per tutti.