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di Laura Pertici


La Repubblica, 26 gennaio 2022

 

Mentre la politica rivela, ancora una volta, la sua torpida impotenza e la maggioranza dei "grandi elettori" si comporta come se avesse appena scoperto che: oddio, oggi c'è da votare il Presidente! e cerca un qualche accordo, si susseguono gli esempi di questa drammatica crisi del sistema democratico. E la crisi si mostra con maggiore brutalità proprio nelle situazioni estreme, laddove le contraddizioni sono più acute e dolorose e la mediazione più difficile e delicata. E ciò emerge con tanta maggiore chiarezza quanto più le soluzioni possibili sembrano davvero possibili e quasi a portata di mano. Ecco due casi particolarmente significativi.

Al 31 dicembre scorso, nel sistema penitenziario italiano, si trovavano 18 bambini, "innocenti assoluti" reclusi con le proprie madri: uno scandalo e un oltraggio, prima ancora che per il livello di civiltà giuridica del nostro paese, per il comune buon senso.

Una riforma della materia giace alla Camera dei Deputati ed è richiesta da tanti. Ma anche solo un provvedimento amministrativo sarebbe in grado di cancellare, o quasi, un simile obbrobrio. Una legge del 2011 prevede, infatti, in alternativa alla reclusione in cella, l'istituzione di case famiglia protette destinate alle madri con figli minori, in presenza di una serie di condizioni. Proprio a causa di queste ultime, spesso interpretate in maniera macchinosa e restrittiva, l'applicazione della legge è stata assai complessa: ne è conseguito che, nell'ultimo decennio, alcune centinaia di minori hanno trascorso in una cella i primi anni della loro vita. Un anno fa erano 29 e, al 31 dicembre del 2018, 52. Come si vede, numeri che, se si considera l'intero territorio nazionale, sono esigui: eppure, a fronte di questo, le case famiglia protette attualmente attive in Italia sono appena due: una a Roma e una a Milano.

Certo, è comunque necessaria una riforma della legge che renda più agevole l'accesso a queste strutture alternative, ma ciò che colpisce è anche altro. È proprio il fatto che non vi siano posti disponibili a sufficienza. Eppure, calcoli recenti molto affidabili dimostrano che con una cifra complessiva intorno al milione e mezzo di euro è possibile - concretamente e fattivamente - realizzare, attraverso adeguate opere di ristrutturazione, il numero di case famiglia protette (cinque-sei) necessarie a "liberare" quei bambini.

Non troppo diversa è la situazione dei detenuti affetti da disturbi psichici. A settembre del 2021, le persone illegittimamente recluse in un carcere, nonostante lo stato di salute mentale, erano 12, anche se a queste vanno sommati quei pazienti che si trovano "scaricati" nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (Spdc).

Consideriamo una vicenda, seguita dalle avvocate Valentina Cafaro e Giulia Borgna dello studio Saccucci & Partners, che ha avuto un esito positivo. Un paziente psichiatrico affetto da un disturbo bipolare è rimasto a lungo nel carcere di Rebibbia, a Roma, nonostante il magistrato di sorveglianza avesse applicato nei suoi confronti una misura di sicurezza, che tuttavia non aveva trovato esecuzione. Due giorni fa, l'Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti Umani (Cedu), per aver protratto per due anni la detenzione del ricorrente in regime carcerario ordinario senza garantirgli un adeguato trattamento psichiatrico, in violazione del diritto a non subire trattamenti inumani e degradanti garantito dall'art. 3 della Convenzione europea.

Inoltre, l'Italia è stata condannata per illegittimità della detenzione in carcere in violazione del diritto alla libertà personale e alla sicurezza personale previsti dall'art. 5 della stessa Convenzione. Ciò in ragione delle condizioni materiali degradate vissute in cella, della mancata somministrazione di cure adeguate alla situazione personale e in ragione del mancato trasferimento in una Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), dovuto alla ingiustificabile mancanza di posti disponibili.

Almeno in questa circostanza è forse utile astenersi dai discorsi generali e "di sistema" e fermarsi sul dato numerico. Nel caso dei pazienti psichiatrici reclusi in carcere, si tratta di 12 persone e, pure se probabilmente arrivano al doppio o più, il fenomeno è di dimensioni ridotte. Anche qui, secondo valutazioni attendibili, la spesa richiesta per ovviare alla carenza di posti non supera i due milioni di euro. È chiaro: per sottrarre gli "innocenti assoluti" e i "matti" al carcere è necessaria una politica intelligente e razionale; e sono necessari interventi normativi e investimenti economici, decisioni pubbliche e misure istituzionali. Ma alla resa ultima dei conti, servono tre milioni e mezzo di euro. È questo il costo di due riforme semplici semplici che potrebbero cancellare due ingiustizie assolute.