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di Liana Milella


La Repubblica, 28 gennaio 2022

 

Consultazione strategica in vista della riforma del Csm, la prima scadenza politica dopo la scelta del nuovo capo dello Stato. Oggi e domani le toghe sceglieranno maggioritario e proporzionale, oppure il sorteggio, chiesto dal centrodestra in Parlamento, mentre la ministra Cartabia propone un maggioritario temperato.

Sistema maggioritario, come propone la ministra della Giustizia Marta Cartabia? Oppure proporzionale, come chiede la maggior parte delle correnti? O invece il sorteggio, che vorrebbero sia Articolo 101, l'unico gruppo all'opposizione nell'Associazione nazionale magistrati, ma anche molti dei davighiani di Autonomia e indipendenza? Un sorteggio però che piace moltissimo all'intero centrodestra in Parlamento. Perché Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia sponsorizzano la soluzione che per loro azzererebbe le correnti delle toghe dopo il caso Palamara.

Giusto mentre in Parlamento si sta scegliendo l'inquilino del Quirinale, la magistratura italiana invece va alla conta sul sistema elettorale del Csm per lanciare un segnale alla politica che dovrà approvare la riforma. E si tratta del primo impegno molto rilevante subito dopo il Colle. Di rilievo perché la maggioranza è divisa proprio sulla legge elettorale, tant'è che la riforma, pur portata da Cartabia a palazzo Chigi prima di Natale, è rimasta ferma lì. Sarebbe stato necessario un Consiglio dei ministri per discutere gli emendamenti di Cartabia al testo del suo predecessore Alfonso Bonafede di M5S. Ma non se n'è fatto nulla né subito dopo Natale, né nelle settimane seguenti, anche alimentando una sorta di giallo. Probabilmente un atteggiamento di prudenza rispetto a una maggioranza che si sarebbe spaccata ancora una volta sulla giustizia. Una situazione che però ha spinto la commissione Giustizia della Camera, dopo un'esplicita richiesta di Enrico Costa di Azione, a decidere di andare avanti ugualmente nell'esame degli emendamenti dei gruppi, senza aspettare quelli della ministra.

Ma tant'è. In questo abituale groviglio politico sulla giustizia, ecco innestarsi il referendum lanciato dall'Anm prima di Natale. Chiesto da Articolo 101 e dai davighiani, e accettato dalle altre correnti. E adesso, tra domani e venerdì, siamo arrivati al voto, che fa registrare un primo segnale positivo rispetto a chi temeva un disinteresse della magistratura e un rischio flop. Invece, a ieri sera, risultavano già iscritti 8mila magistrati pronti a votare online sulla piattaforma Eligo.

I risultati ci saranno già venerdì sera. E l'indicazione avrà un peso importante in vista della futura riforma. Ma sarà anche rivelatrice degli umori delle toghe. Se dovesse prevalere il sorteggio questo rappresenterebbe un segnale negativo anche rispetto all'attuale assetto dell'Anm, che vede una giunta formata da tutte le correnti, tranne Articolo 101, il gruppo di Andrea Reale e Giuliano Castiglia, che ha un forte radicamento in Sicilia, e che ha scatenato una campagna durissima, anche con raccolte di firme indirizzate al Quirinale, contro il "sistema" dell'ex pm Palamara. Nonché contro il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi per via delle sue indicazioni disciplinari, in cui tra i criteri ha escluso quello dell'auto promozione.

Da giorni, nelle mailing list dei giudici, si sono moltiplicati gli appelli alla necessità del voto. Proprio nel timore di un atteggiamento assenteista che però, al momento, sembra smentito proprio dal numero degli iscritti. Va da sé che chi si iscrive per votare è ipotizzabile che poi voti.

Ma quali saranno i due quesiti tra cui scegliere? Nel primo si chiede se si vuole che "i candidati al Csm siano scelti mediante sorteggio di un multiplo dei componenti da eleggere". Mentre il secondo quesito chiede se per l'elezione della componente togata del Csm si ritenga preferibile un sistema a ispirazione maggioritaria o proporzionale. Finora, a leggere il dibattito tra le correnti, risulta evidente che il sistema preferito è quello proporzionale. Lo indicano la sinistra di Area, e anche Magistratura democratica. Ma anche Unicost e una parte di Autonomia e indipendenza. Magistratura indipendente invece andrebbe verso il maggioritario. Sì deciso per il sorteggio, come s'è detto, di Articolo 101 e una parte dei davighiani.

Archiviato il sistema con cui si è votato 4 anni fa - un collegio unico nazionale per il quale hanno corso pochissimi candidati indicati dalle correnti, tra cui solo 4 pm per 4 posti da pm - Cartabia ha scelto un maggioritario binominale senza liste. Sistema che, per i fan del proporzionale, avrebbe lo stesso difetto del precedente, e non porterebbe ad alcuna vera novità. Di qui la scelta del proporzionale, con le liste dei gruppi e il voto sulla lista, permettendo quindi agli elettori di scegliere effettivamente.

Ma come si può leggere nel dibattito sulle mailing list, la vera preoccupazione è che possa prevalere l'indicazione del sorteggio. Anche nella veste di sorteggio "temperato", giusto quello proposto al Senato dalla responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno. Si sorteggiano i possibili candidati, dando indicazioni precise sui requisiti che devono avere, e sui sorteggiati i magistrati italiani votano. Un sistema per evitare il rischio principale del sorteggio, e cioè la piena incostituzionalità, visto che proprio la Carta, all'articolo 104, parla di "componenti eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune". Proprio l'equilibrio della doppia elezione - tra le toghe da una parte, nelle Camere dall'altra - verrebbe "turbata" da un sorteggio. Che si presterebbe sicuramente ad obiezioni di costituzionalità.

Tra le quali c'è anche quella che riguarda il diritto di elettorato passivo, per cui chi vuole può candidarsi, mentre il sorteggio, anche nella versione temperata, escluderebbe questa possibilità. Tant'è che l'ex Guardasigilli Bonafede, che inizialmente aveva previsto questa soluzione, l'aveva poi lasciata andare.

Ma è evidente infine che il referendum ha un significato più politico. La magistratura chiede di essere protagonista della riforma elettorale del proprio organo di governo autonomo. Non un semplice messaggio alla politica, ma l'esplicita richiesta di essere una voce che è obbligatorio ascoltare. Da qui il tam tam via chat e via mail di queste ore, ma che va avanti da giorni, per dire rendiamoci interlocutori e protagonisti della futura legge, una legge "per noi" e non "contro di noi". Una scarsa affluenza al voto, oppure una differenza modesta tra le due ipotesi di sistema elettorale, potrebbe mettere nel nulla una giusta voglia di protagonismo.