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di Nicola Sorrentino


Il Mattino, 1 febbraio 2022

 

Avrebbero disposto la "grandissima sorveglianza" solo dopo la sua morte, non prima. Con l'ipotesi di reato di falso, sono indagati due dirigenti del carcere di Salerno-Fuorni. Sullo sfondo c'è la morte, avvenuta tramite suicidio, di Giovanni Cirillo, in arte Johnny, giovane rapper somalo di Scafati, di 23 anni. La precedente ipotesi di reato di istigazione al suicidio è stata archiviata. Il ragazzo si tolse la vita, secondo indagini, senza essere indotto da nessuno.

Tuttavia, è sui controlli nei suoi riguardi che c'è, ora, un'altra indagine condotta dalla Procura di Salerno. La morte del ragazzo fu scoperta a luglio 2020. La nuova inchiesta riguarda le disposizioni nei confronti del detenuto, quella di "grandissima sorveglianza", in ragione di alcuni segnali d'allarme che il ragazzo aveva fatto percepire. Secondo l'ipotesi accusatoria, quella disposizione sarebbe stata messa nera su bianco solo dopo la morte, non prima. A chiedere verità sulla morte del ragazzo era stata la famiglia, assistita dall'avvocato Roberto Acanfora.

Le prime indagini dopo il suicidio, come atto dovuto, erano partite con una prima ipotesi di istigazione al suicidio, smentita dai fatti e priva di riscontri. La famiglia aveva però chiesto chiarezza su tutto, anche sulle condizioni del ragazzo, tra richieste di accesso agli atti e approfondimenti di vario tipo. Il giovane era detenuto per una serie di evasioni dagli arresti domiciliari, a loro volta collegate ad una rapina commessa qualche mese prima.

Cirillo, di origini somale, era stato arrestato per una rapina ai danni di una farmacia, poi scarcerato e messo ai domiciliari. A questo erano seguite diverse violazioni, fino al nuovo trasferimento in carcere. Secondo gli elementi raccolti dalla famiglia, successive alla morte, il giovane avrebbe chiesto più volte aiuto durante la reclusione. Questo almeno quanto sostenuto attraverso il proprio legale.

Per la rapina fu condannato a quattro anni di carcere, al termine del giudizio abbreviato. Il 26 luglio 2020 si tolse la vita in carcere, nella sezione riservata ai detenuti per reati comuni. Il suo corpo fu trovato dai compagni di cella. La rapina che aveva commesso in farmacia gli aveva fruttato un bottino di 700 euro.

Fu arrestato in via Nazionale, dopo un'indagine dei carabinieri, che lo riconobbero dai vestiti e dalla pistola compatibile con quella ripresa in video, che si rivelò poi essere una replica. Quattro erano state le evasioni dai domiciliari, quando fu scarcerato una prima volta. Nel corso della detenzione avrebbe mostrato segnali di allarme per le sue condizioni, anche dopo colloqui con lo psicologo. Le indagini sul suicidio furono affidate alla Squadra Mobile.