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di Giovanni Negri


Il Sole 24 Ore, 1 febbraio 2022

 

La continuazione tra reati non basta per impedire, da sola, l'applicazione della causa di non punibilità per tenuità del fatto. Lo chiariscono le Sezioni unite penali della Cassazione con una decisione nota per ora solo nella forma dell'informazione provvisoria.

La continuazione tra reati non basta per impedire, da sola, l'applicazione della causa di non punibilità per tenuità del fatto. Lo chiariscono le Sezioni unite penali della Cassazione con una decisione nota per ora solo nella forma dell'informazione provvisoria.

Le Sezioni unite osservano che "la pluralità di reati unificati nel vincolo della continuazione può risultare ostativa alla esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto ex articolo 131 bis Codice penale non di per sé, ma soltanto se è ritenuta, in concreto, dal giudice, idonea a integrare una o più delle condizioni previste tassativamente dalla suddetta disposizione per escludere la particolare tenuità dell'offesa o per qualificare il comportamento come abituale". Si scioglie così una questione che ha visto confrontarsi due orientamenti opposti, entrambi cristallizzati in numerose pronunce delle Sezioni semplici della Corte.

Il primo esclude alla radice l'applicabilità della causa di non punibilità (potenziata peraltro dalla riforma Cartabia in corso di elaborazione) nel caso di più reati in esecuzione di un medesimo disegno criminale che, anche se unificati per la determinazione del trattamento sanzionatorio, tuttavia devono essere considerati espressione di un comportamento abituale, di una devianza non occasionale. Elementi che impediscono di riconoscere il beneficio perché a essere assente è quel carattere di occasionalità della condotta criminale che l'articolo 131 bis richiede.

L'altro orientamento, alla fine prescelto dalle Sezioni unite, sostiene la compatibilità tra il reato continuato e la speciale tenuità del fatto, valorizzando una pluralità di elementi, come la gravità del reato, la capacità a delinquere, i precedenti penali e giudiziari, la durata temporale della condotta, il numero e la gravità delle norme violate, gli interessi danneggiati e quelli perseguiti dal colpevole, le motivazioni.

Il che non esclude naturalmente che, all'esito di un'attenta valutazione, la tenuità possa anche essere esclusa. Serve però una considerazione complessiva di molti elementi della condotta. Significativa, per esempio, la sentenza che, da ultimo (n. 35630 del 2021), ha riconosciuto che la tenuità può essere applicata anche in caso di continuazione e però non ne ha permesso il riconoscimento nei confronti di una pubblica dipendente che, in più occasioni, aveva attestato falsamente la sua presenza in ufficio. In questo caso, infatti, le condotte, pur ripetute con identiche modalità, si erano dispiegate per molti mesi, svelando una volontà criminale tutt'altro che unitaria e circoscritta.