sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Moria Longo


Il Sole 24 Ore, 1 febbraio 2022

 

"Uno studio della Banca d'Italia stima che una riduzione del 15% dei tempi della giustizia porterebbe un beneficio in termini di crescita economica pari a mezzo punto percentuale di Pil. Nel Pnrr l'obiettivo è di ridurre i tempi del 40% sul fronte civile e del 25% su quello penale nell'arco di 5 anni: pensate quale spinta ci sarebbe per l'economia italiana".

La ministra della Giustizia Marta Cartabia parla a una platea di banchieri e investitori, riuniti a Milano dall'Aibe (Associazione italiana banche estere). E risponde alle preoccupazioni che proprio un sondaggio realizzato da Aibe e Censis tra gli investitori internazionali mette in evidenza: alla domanda su cosa scoraggi maggiormente gli investimenti nel nostro Paese, gli intervistati hanno messo al primo posto il carico normativo e burocratico (30,5% delle risposte), al secondo la giustizia (23,7%) e al terzo posto il carico fiscale (15,3%).

La riforma della giustizia è insomma decisiva. Lo ribadisce anche Guido Rosa, presidente dell'Aibe, durante il convegno. Ora che l'Italia, con la rielezione di Mattarella, ha confermato la stabilità istituzionale che tanto interessa ai mercati, bisogna dunque continuare a lavorare su questo fronte. "Sulla giustizia civile ci stiamo muovendo su due direttrici - ha spiegato la Ministra. Da un lato bisogna ridurre la domanda che arriva ai Tribunali, favorendo le procedure alternative e conciliative. Dall'altro bisogna tagliare i tempi morti".

Poi aggiunge: "Sul fronte penale le finalità sono le stesse: da un lato favorire le forme alternative che evitino la celebrazione del processo se ci sono i presupposti, dall'altro dare stimoli ai giudici per sbloccare i processi dove si arenano".

Ma questo non basta. Non è sufficiente riformare il processo per rendere efficiente la giustizia. "Il sistema ha bisogno anche di risorse umane, di razionalizzare gli edifici e di un forte impulso verso la digitalizzazione", osservala ministra. Perché si può riformare quanto vi vuole il processo, ma se poi i fascicoli restano incagliati tra un palazzo e l'altro oppure se mancano i cancellieri, allora i tempi non si stringono. Ecco dunque che la legge di Bilancio investe sempre più risorse nella giustizia: oltre io miliardi l'anno tra il 2022 e il 2024, cifre mai viste prima.

Poi si punta sulle assunzioni: a luglio c'è stato un concorso per 320 nuovi magistrati e a dicembre è stato pubblicato il bando per altri 5o0. Inoltre a settembre sono stati assunti 2.700 nuovi cancellieri. Ma ancora non basta. "Tra le inefficienze, una è data dai tempi sprecati per trasferire i fascicoli da un grado di giudizio all'altro - osserva. Non possiamo più permettercelo".

Ecco perché la digitalizzazione della giustizia è considerata prioritaria dalla Ministra. Un altro tema su cui pone l'accento è l'istituzione dell'Ufficio del processo: un luogo dove il giudice lavora insieme a una squadra di giovani giuristi che lo aiutano in vari aspetti del processo. "Stanno per entrare in funzione 8.200 giovani giuristi".

Basterà? La preoccupazione, che emerge dal sondaggio Aibe-Censis, è che l'Italia resti poi impantanata nel lungo tunnel dei decreti attuativi. Ma la Ministra cerca di tranquillizzare i banchieri riuniti al convegno Aibe: sul fronte penale già da fine ottobre sono al lavoro cinque gruppi per preparare i decreti attuativi e sul fronte civile ci sono sette gruppi, che finiranno i lavori il 15 maggio. All'interno del ministero sta inoltre per nascere un dipartimento di informatica e statistica, proprio per monitorare i progressi degli uffici giudiziari.

"Non sarà dunque il Ministro a dire se la situazione migliora e quando la giustizia sarà a posto - conclude. Ma potranno vederlo gli investitori direttamente". La speranza è che anche questo "spread", quello che separa la giustizia italiana da quella degli altri Paesi, venga chiuso al più presto