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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 1 febbraio 2022

 

Le istanze di misura alternativa vengono rigettate perché i detenuti con una pena totale o residua inferiore a 3 anni non hanno casa e lavoro. Il nostro sistema penitenziario tende a far scontare la pena carceraria anche per reati minori, contribuendo quindi all'idea che il carcere possa e debba essere la soluzione unica e definitiva.

Una parte di loro ha un doppio svantaggio. Nonostante ne abbiano il diritto, non posso usufruire della misura alternativa per via delle loro condizioni di marginalità sociale. La possibilità è offerta a coloro che si trovano a dover scontare una pena totale o residua inferiore a 3 anni.

Ma tanti di loro non possono per mancanza di casa, lavoro e legami familiari. Viene meno, per loro, la volontà di creare un ponte verso l'esterno al fine di garantire un inserimento sociale a tutti coloro che hanno affrontato il percorso rieducativo.

Il Garante nazionale delle persone private della libertà, nell'ultima presentazione della relazione annuale al Parlamento, ha sottolineato la presenza di più di un terzo di persone detenute che hanno una previsione di rimanere in carcere per meno di tre anni. "È un tema - ha relazionato il presidente Mauro Palma - che chiama alla responsabilità anche il territorio perché il carcere da solo non può rispondere ad altre carenze".

Ed è il territorio che non si prende a carico del problema. Emblematico l'esempio di un recente progetto degli "Avvocati di strada", proprio sul tema dei senza fissa dimora che finiscono in carcere. Fa l'esempio di una persona condannata a 1 anno e 5 mesi, che a seguito delle vicissitudini legate alla precarietà del lavoro, dei rapporti familiari e relazioni che caratterizzano la nostra società, ha perso la casa, magari dopo un mutuo pagato per 10 anni su 20 e che ora vive in strada e quando è fortunato riesce a passare qualche notte in dormitorio e garantirsi una doccia calda.

Ecco, questa persona vedrà rigettarsi la domanda di misura alternativa: alla voce "residente" o "domiciliato in" avrà difficoltà. Qualora sia un minimo fortunato e abbia una residenza da dichiarare, sarà sicuramente difficile compilare la voce attività lavorativa svolta, attività di volontariato svolta, percorso di rieducazione svolto. Soprattutto se da solo di fronte a quel modulo. Per il nostro senza dimora si apriranno, quindi, le porte dell'istituto penitenziario, ma soprattutto si apriranno tutte le porte dei rischi che il carcere oggi comporta in Italia.