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di Chiara Saraceno


La Stampa, 5 febbraio 2022

 

Le motivazioni delle migliaia di studenti che ieri sono scesi in piazza a protestare in diverse città d'Italia sono diverse e non tutte necessariamente condivise dai manifestanti. Quella che ha fatto da detonatore alla protesta iniziata già nei giorni scorsi è stata la morte di Lorenzo Parelli, il 18enne "schiacciato" da una putrella in una fabbrica di Udine nel suo ultimo giorno di alternanza scuola-lavoro: un evento drammatico che non solo, ancora una volta, ha mostrato quanto sia carente la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e l'osservanza delle norme di sicurezza, ma ha anche evidenziato la faciloneria con cui una attività che dovrebbe essere formativa, di apprendimento e organizzata come tale, viene invece lasciata alle decisioni organizzative dell'azienda, nei contenuti e nei modi, al di là dell'impegno che mettono molti docenti nel cercare occasioni interessanti per i loro studenti e di singoli lavoratori che nelle aziende si assumono seriamente la responsabilità di fare da tutor agli studenti.

Solo dopo questa disgrazia ministro dell'Istruzione e quello del Lavoro hanno preso l'iniziativa di sedersi insieme attorno a un tavolo per mettere a punto un protocollo che definisca sia il carattere squisitamente formativo dell'esperienza (che quindi è improprio chiamare alternanza scuola-lavoro, come se si trattasse di due cose, attività, separate), sia le condizioni in cui può e deve essere svolta. Dietro alla protesta per la morte di Lorenzo, quindi, c'è anche quella per uno strumento introdotto senza cura per le modalità di attuazione. Questa richiesta di rispetto e di ascolto delle loro buone ragioni rende tanto più incomprensibile e inaccettabile che gli studenti scesi in piazza subito dopo la morte di Lorenzo siano stati presi a manganellate: un'azione non giustificabile con la scusa degli "infiltrati", avanzata dalla ministra dell'Interno, cui ha fatto seguito un altrettanto incomprensibile silenzio del ministro dell'Istruzione. Come se la protesta degli studenti per un fatto grave che riguarda la scuola e la loro esperienza come studenti non avesse la stessa dignità e legittimità della protesta, per motivi analoghi, dei lavoratori dopo un incidente sul lavoro. Anzi viene criminalizzata a priori. Questa insensibilità alle buone ragioni degli studenti, al loro disagio in una scuola non sempre in grado di coinvolgerli e di innestare gli apprendimenti necessari nell'esperienza viva, disagio che si è amplificato in questi lunghi anni della pandemia, non può che aumentare il senso di estraneità rispetto a una scuola di cui si perde il senso.

Un rischio tanto più grande quanto più gli studenti non trovano in loro stessi, in famiglia, nell'ambiente che li circonda, in singoli insegnanti, un di più di senso e di motivazione. A mio parere è proprio da questa estraneazione, perdita di senso di ciò cui dovrebbe servire la scuola - l'apprendimento come processo di acquisizione e arricchimento di competenze e capacità, di desiderio di imparare, di curiosità per ciò che non si sa - che nasce una delle motivazioni forti, ma anche problematiche, della protesta di ieri: il rifiuto dei due scritti per l'esame di maturità, in nome di un apprendimento che non ci sarebbe stato a causa di Dad e quarantene varie. Senza negare le difficoltà affrontate dagli studenti in questi due anni, per altro in modo fortemente diseguale a seconda delle risorse di cui disponevano in famiglia oltre che della capacità dei loro insegnanti di innovare le loro modalità didattiche, mi sembra una dichiarazione di sconfitta e di incapacità che dovrebbero invece rifiutare. Dovrebbero chiedere di essere valutati per la loro capacità di costruire argomentazioni e sviluppare riflessioni (tema di italiano), per quanto hanno appreso della materia principale in base al programma effettivamente svolto (il secondo scritto sarà tagliato su misura di ogni classe). Non di essere trattati da poveretti che hanno perso tempo senza apprendere nulla. È già stato sbagliato farlo lo scorso anno. Proseguire con la stessa modalità è un' (auto) dichiarazione di sconfitta che gli studenti non dovrebbero fare né accettare. Chiedano, se necessario, più tempo, più sostegno all'apprendimento per chi è maggiormente in difficoltà, esami orali non nozionistici ma che consentano di esprimere gli apprendimenti sostanziali. Ma, per favore, non si dichiarino in partenza sconfitti.