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Corriere del Mezzogiorno, 5 febbraio 2022


Provvedimento chiesto dalla Procura e concesso dal gip nei confronti di un vice ispettore della polizia penitenziaria solo indagato: avrebbe chiesto ai detenuti di ritrattare le accuse in sede di processo.

Il processo agli agenti di polizia penitenziaria e ai funzionari coinvolti nelle violenze perpretate ai danni dei detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere nell'aprile di due anni fa è alle prime battute. Di ieri la notizia che il giudice ha ammesso 100 parti civili (gli imputati complessivamente sono invece 108). Di oggi invece quella relativa alla sospensione dal servizio di uno degli indagati per presunte minacce nei confronti di detenuti per "costringerli" a ritrattare le accuse.

Si tratta di un vice-ispettore della Polizia penitenziaria imputato nel processo per le violenze commesse il 6 aprile 2020 ai danni di detenuti, che avrebbe avvicinato e minacciato, ricorrendo anche alla violenza, alcuni reclusi vittime dei pestaggi per indurli a rendere dichiarazioni a suo favore. L'accusa è contestata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, che ha chiesto e ottenuto dal gip la sospensione del poliziotto per la durata di sei mesi per il reato di intralcio alla giustizia. L'agente non era stato raggiunto nel giugno scorso dalle 52 misure cautelari emesse nei confronti di poliziotti e funzionari del Dap, ed essendo solamente indagato aveva continuato a lavorare nel carcere dove l'anno prima aveva preso parte alle violenze, a stretto contatto con alcuni dei detenuti che avevano denunciato i pestaggi.