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di Angela Stella


Il Riformista, 5 febbraio 2022

 

Il leader di Magistratura democratica: "Con gli applausi a Mattarella il Parlamento ha esorcizzato il proprio fallimento. Cartabia? Tante promesse e troppi compromessi al ribasso".

Le parole in tema di giustizia del Presidente Sergio Mattarella nel discorso di giuramento al Parlamento hanno sicuramente dato uno scossone al dibattito. Ora Governo e Parlamento, con l'apporto di magistratura e avvocatura, devono accelerare sulla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e dell'ordinamento giudiziario.

Ieri il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, il pentastellato Mario Perantoni, ha dichiarato che il 16 inizieranno ad esaminare i quattrocento emendamenti al testo della riforma del Csm. Si spera che intanto arrivino anche quelli della Ministra Cartabia, che però vorrebbe avere prima un placet dal Consiglio dei Ministri. E dovrebbe avvenire a breve, visto che due giorni fa ha incontrato il premier Mario Draghi. Di tutto questo ne parliamo con il dottor Stefano Musolino, Segretario di Magistratura Democratica.

 

Come interpreta le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in tema di giustizia?

Come un sollecito ai protagonisti del settore ed, in particolare, alla magistratura affinché il servizio giustizia riacquisti credibilità ed affidabilità; ma anche un sollecito all'avvocatura affinché vinca le tentazioni autoreferenziali. Insieme magistratura ed avvocatura, ritrovando entusiasmo ed un'unità di intenti, possono ridare smalto ad una istituzione di cui la Nazione ha bisogno.

 

Ma il destinatario non è anche la politica che deve accelerare sulla riforma del Csm?

Guardando il giuramento del Presidente al Parlamento, ho avuto l'impressione di assistere alla messa in scena della crisi della politica parlamentare. Deputati e senatori si sono sperticati in decine di applausi sui diversi richiami e sollecitazioni del Capo dello Stato, senza considerare che quelle questioni erano il riflesso della loro incapacità, sin qui, di dare risposte adeguate alla sfida dei tempi. Gli applausi erano un modo per esorcizzare quel fallimento. Compreso quello in materia di giustizia: dopo tante proposte, promesse e idee per immaginare una giustizia moderna il percorso si è rallentato. La riforma del processo penale è stata molto deludente, mentre l'organizzazione dell'Ufficio per il Processo pare animata da una deriva efficientista verticistica. Tutto questo lascia molto perplessi, soprattutto se l'obiettivo delle riforme era quello di una giustizia che non fosse solo efficiente in termini quantitativi, ma anche capace di dare risposte di qualità.

 

Quindi sta dicendo che a causa dello stallo e dell'inettitudine politica solo magistratura e avvocatura possono essere il motore delle riforme?

È quello che noi auspichiamo, considerata la crisi dei tempi. Draghi è in qualche modo l'espressione di questa incapacità del Parlamento di farsi carico di scelte, autenticamente, espressione di un confronto politico di alto livello.

 

E la Ministra Cartabia?

Ha dato sempre ampia dimostrazione di fare buonissime promesse e proposte; tuttavia, nel momento in cui bisognava concretizzarle, ci si è accontentati di compromessi al ribasso che hanno ridotto la qualità del prodotto legislativo finale.

 

Secondo lei cosa intendeva il Presidente Mattarella quando ha sostenuto che i cittadini non devono avvertire il timore di "decisioni arbitrarie o imprevedibili"?

È uno dei passaggi che più mi ha inquietato. Non vi è dubbio che l'incapacità della politica di regolamentare alcuni settori abbia determinato una impropria funzione di supplenza da parte della magistratura. Quindi, se l'appello è alla politica affinché si assuma la responsabilità di regolamentare alcuni settori, lo condivido. Se invece il tema è la prevedibilità non del diritto, ma delle singole decisioni giudiziarie, a me pare che questa sia una ambizione tecnocratica, ispirata da esigenze economiche di efficienza, ignara che il diritto è una realtà in costante evoluzione. Ed anzi, proprio la tutela dei diritti e delle dignità personali a cui Mattarella ha fatto riferimento in conclusione del suo discorso, presuppone una magistratura e una avvocatura capaci di produrre una giurisdizione che abbia la capacità di rinnovarsi continuamente, per restare al passo con società che cambia e con i nuovi modi di declinare ed interpretare i diritti.

 

A quali settori di omesso intervento della politica fa riferimento?

Penso, ad esempio, a tutta la questione sul fine-vita. Ci sono state varie decisioni da parte della magistratuche è dovuta intervenire per dare risposte alle istanze dei cittadini, perché da anni la politica non regolamenta la materia.

 

Mattarella ha auspicato sempre nel suo discorso un Consiglio superiore della Magistratura che "possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la Magistratura può contare". Sta dicendo no al sorteggio?

Il sorteggio è difficilmente compatibile con la Costituzione. Riferendosi al Csm ed alla possibilità che ha la magistratura di scegliere al suo interno alte professionalità, credo che il Presidente Mattarella abbia escluso il sorteggio dal novero dei criteri di selezione. In questo il pensiero del Presidente è in perfetta sintonia con quello della maggioranza della magistratura associata che, nel recente referendum, si è espressa contro il sorteggio e per il sistema proporzionale; sebbene, in quel voto vi sono tracce di una diffusa sfiducia di cui siamo preoccupati.

 

A proposito di questo l'8 febbraio, per iniziativa del Comitato Altra Proposta, composto tutto da "toghe", alcune delle quali iscritte all'Anm ci sarà in Cassazione un sorteggio che dovrà essere seguito poi da "primarie telematiche", per individuare alcuni candidati alle prossime elezioni del Csm...

La magistratura è in crisi, l'Anm fa fatica ad interpretarla ed a diventare protagonista del dibattito. Alla fine, quando i malesseri sono reali e non trovano rappresentanza, le modalità attraverso le quali si esprimono possono essere imprevedibili. Anche un piccolo gruppo può tirare fuori un'idea un po' eccentrica, pur di ricevere un fascio di luce ad illuminarlo per fare emergere il disagio che percorre la magistratura.

 

Tra i primi a commentare il discorso di Mattarella c'è stato Luca Palamara che ha detto: "Le parole di Mattarella meritano deferente rispetto perché segnano un decisivo punto di svolta sul terreno delle riforme". Che effetto fa?

Luca Palamara, meglio di molti altri, sa esattamente a cosa fa riferimento il Capo dello Stato quando afferma che occorre superare logiche di appartenenza, estranee all'ordinamento giudiziario. Purtroppo, quelle logiche Palamara le ha coltivate nel corso del tempo. Ma non è stato l'unico protagonista di quella triste stagione, perché le ragioni che stavano a fondamento della sua capacità di accumulare, mantenere ed accrescere potere dentro e fuori dalla magistratura (nei rapporti insani con la politica) hanno attraversato l'intera magistratura. Il fondamento di questa crisi interna sta nella frustrazione dei magistrati per le condizioni di lavoro e l'inefficienza del sistema che, insieme ad una pessima riforma normativa, ha alimentato carriere ed ambizioni smodate. Vi è stata, quindi, una domanda di protezione e di fuga dalla giurisdizione di prima linea, verso incarichi direttivi e semi-direttivi. A questa domanda hanno dato risposta gruppi di potere capaci di aggregare il voto per il CSM che si erano impadroniti dei gruppi associati. Io credo che Mattarella, parlando di "logiche di appartenenza", si stesse riferendo a questi potentati elettorali ed aggregatori di micro-interessi, che solo una riforma elettorale coraggiosa, insieme ad un recupero del ruolo e del senso dei gruppi associati possono inibire.

 

L'Anm apre il processo per le chat di Palamara. Cosa si aspetta?

A me piacerebbe di più se invece di fare i processi ed irrogare sanzioni, si facesse una sorta di Commissione Verità, per consentire anche agli incolpati di poter spiegare le ragioni che li hanno spinti a chiedere l'interlocuzione con i potenti di turno ed i consiglieri. Credo che così potremo comprendere veramente quali sono le cause che stanno a fondo di quella crisi, per trovare gli strumenti che impediscano il ripetersi nel futuro di quanto accaduto. L'illusione è che i processi e l'applicazione delle sanzioni risolvano il problema, senza che questo sia stato realmente affrontato e compreso.

 

Ultima domanda: nel processo a Davigo per i verbali di Amara, l'ex pm aveva chiesto l'udienza a porte aperte ma la sua richiesta è stata respinta...

Credo che il giudice abbia applicato la legge. Non si possono modificare le norme ad personam.