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di Francesco Grignetti


La Stampa, 5 febbraio 2022

 

L'ex deputato e oggi vicepresidente del Csm: "La politica faccia la sua parte basta scontri ed egoismi". E allora, sì, tutti ad applaudire il discorso del capo dello Stato. David Ermini, il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, ha già detto che anche lui aderisce "totalmente" al messaggio del capo dello Stato. Ma ha qualcosa da dire agli ex colleghi parlamentari. "Smettiamola davvero con le bandierine e con la campagna elettorale permanente giocata sul tema della giustizia. Rimbocchiamoci le maniche sul serio". Perché la giustizia italiana va rifondata, questa è l'idea di Ermini.

 

Il capo dello Stato ha richiamato tutti a una riforma incisiva e urgente della giustizia. Con gli occhi di chi è a palazzo dei Marescialli, che cosa significa tutta questa urgenza?

"Il richiamo del Presidente coglie nel segno. C'è un problema della magistratura di rigenerazione e di uno scatto d'orgoglio rispetto a tutto quello che è accaduto. Giustamente il capo dello Stato denuncia distorsioni e degenerazioni che hanno incrinato il rapporto di fiducia con i cittadini, e la necessità di superare le logiche di appartenenza. Questo è un problema che in gran parte compete al potere legislativo e all'esecutivo risolvere, e poi c'è un problema culturale e di mentalità che la magistratura deve affrontare da sola. Del resto, il tema della giustizia deve coinvolgere l'intera comunità nazionale, non può essere considerata materia esclusiva da addetti ai lavori. Non solo perché la giustizia rientra negli impegni del Pnrr, ma perché tocca la civiltà di un popolo. E allora è giusto che ci sia collaborazione da parte di tutti, ma ora è indubbio che la palla ce l'abbia il Parlamento. Sono loro che devono darci la riforma. E del resto il Csm la richiede da diversi anni. Da subito, fin dai primi scandali nel 2019, abbiamo ritenuto che una riforma anche del Csm fosse indispensabile. Sarebbe stato impensabile allora, ma ancor di più oggi, tre anni dopo, far tornare i magistrati al voto con il vecchio sistema. Il Presidente l'ha già detto più volte".

 

La legge elettorale per i magistrati è il fulcro di tanti dibattiti. I togati hanno fatto tra loro un referendum per chiarirsi le idee e vedere quale sistema preferire, ma qualcuno li ha criticati anche per questo. Vogliono dare la linea al Parlamento?

"Io penso che ognuno debba fare il proprio mestiere. L'Anm è una organizzazione di categoria. Al suo interno può fare tutti i sondaggi che ritiene. Ed è giusto che la ministra Cartabia ascolti tutti, anche i magistrati. Ci mancherebbe. Ma è ovvio che la potestà legislativa è del Parlamento.

Nessuno può dargli la linea".

 

Ecco, il Parlamento. Sono fioccati ripetuti applausi quando Mattarella sferzava i giudici. Specie quando indicava che l'autonomia e l'indipendenza risiedono nella coscienza dei cittadini...

"Quello è un passaggio fondamentale. Sta a dire: fermi tutti, l'autonomia e l'indipendenza non si toccano, perché sono cardini di una democrazia liberale. È ovvio, però, che autonomia e indipendenza devono trovare riscontro e riconoscimento nella collettività all'interno del sistema costituzionale. Non soltanto sotto il profilo del comportamento etico dei magistrati, ma anche nell'esercizio delle funzioni giudiziarie. Il Presidente è stato esplicito riferendosi alle decisioni giudiziarie in quanto il diritto dev'essere prevedibile. Tutto questo non è meno importante della legge elettorale. Anzi. A questo punto, ci aspettiamo che il Parlamento trasformi gli applausi in un provvedimento legislativo coerente ed efficace".

 

Il discorso sulle sentenze e sulla prevedibilità del diritto ci rinvia all'esercizio della giustizia, cioè ai processi. Qui c'è in arrivo una riforma clamorosa su cui il Csm si è espresso con un parere. Non troppo positivo, vero?

"Sì, il Csm ha espresso un parere molto articolato sulla riforma del processo penale. Uno dei dubbi è se la struttura potrà reggere all'impatto della riforma Cartabia. La preoccupazione ruota attorno al meccanismo dell'improcedibilità. È vero che sono state inserite deroghe per i reati più gravi, ma si teme che l'improcedibilità faccia morire i processi. Come minimo, le corti d'appello vanno rafforzate. Ma il primo problema sono le risorse, sia pensando agli uffici che cadono a pezzi, sia al personale che manca. Andiamo al sodo: noi abbiamo in campo poco meno di novemila giudici, quando le piante organiche ne prevedono circa diecimilacinquecento. E queste piante organiche sono già di per sé insufficienti. Il problema vero è che la coperta è corta, se riempi lì un posto, ne lasci un altro scoperto. Si pensi che per terminare il penultimo concorso per magistrati ci sono voluti 4 anni e 3 mesi. Un ritmo che non è al passo con i risultati che si vorrebbero ottenere. Al nuovo concorso sono passati all'orale in percentuale bassissima. Qui c'è un discorso davvero più ampio da fare. Per questo dico che occorre coinvolgere l'intera comunità nazionale. Bisogna affrontare il problema anche con le università. E allora, sì, parliamo di legge elettorale, ma i problemi sono tanti. Va detto che la ministra ci sta lavorando seriamente; spero che arrivi in fondo".

 

Parlando di prevedibilità del diritto, non si può non pensare alla Cassazione, venuta meno al suo ruolo...

"E certo! Dobbiamo decidere se la Cassazione è una corte suprema che fa nomofilachia (ovvero garanzia di una uniforme interpretazione della legge, ndr) oppure è un terzo grado di giudizio. Do atto che lavorano tantissimo e fanno uno sforzo gigantesco, ma se consideriamo le decine di migliaia di ricorsi e il numero dei magistrati impegnati in Cassazione, è ovvio che così com'è la Cassazione non può essere una corte suprema paragonabile a quella degli altri Stati".

 

Ermini, è un quadro devastante...

"No, non devastante, ma bisogna far uscire la giustizia dalla campagna elettorale permanente. Il Presidente ce l'ha detto. Sarebbe ora che tutti gli operatori del diritto, gli esperti dei partiti e dei ministeri, i cattedratici, si mettano attorno a un tavolo e la smettano di agitare le bandierine. Finché andiamo avanti con le bandierine, non se ne esce".