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di Giuseppe Scarpa


Il Messaggero, 5 febbraio 2022

 

Oltre mille cittadini all'anno arrestati e poi risarciti. Dal 1992 spesi 795 milioni. Ogni giorno in Italia tre persone finiscono in carcere o ai domiciliari da innocenti. I motivi per cui si può essere arrestati, all'improvviso e senza motivo, sono i più disparati. Sono casi surreali, eppure veri e costano giorni, settimane, mesi e anche anni di privazione della libertà.

I risarcimenti dallo Stato quando arrivano, arrivano tardi. E non sempre aiutano a ripartire dopo una vita che è stata devastata, il lavoro perso, la famiglia disintegrata e l'equilibrio psicologico compromesso. Spesso, poi, nonostante tutto rimane negli altri indelebile quel sospetto che impedisce di ripartire: "E se in realtà fosse davvero colpevole ed è riuscito a cavarsela?", è uno di quelli più diffusi.

Ma ecco alcuni esempi. C'è il caso di omonimia. Il nome e il cognome coincidono con quelli di un pericoloso narcos e all'improvviso ci si può ritrovare in carcere da innocente. Oppure c'è un pentito che accusa di essere il mandante di un omicidio senza alcuna prova. E allora le forze dell'ordine bussano al portone di casa, poi ti rinchiudono in cella e ci si deve difendere per anni in un processo, spendere una quantità infinita di sodi per un avvocato e perdere del prezioso tempo che nessuno potrà mai restituire, salvo poi essere assolti.

E ancora, può succedere che qualcuno ti punti il dito, magari per discolparsi, e sostenga che sei uno spacciatore. Anche qui l'epilogo è lo stesso. Dentro un carcere senza capire cosa stia succedendo. È anche accaduto che i giudici spediscano dietro alle sbarre un uomo nonostante il reato sia stato depenalizzato. Sembrano storie impossibili, da film dell'orrore. Incubi che si realizzano. Ma non si tratta di sogni perché tutto questo si verifica molto più spesso di quanto si possa pensare.

I numeri dicono che in Italia, in media, sono 1.015 le persone arrestate da innocenti. La malagiustizia costa parecchio alle tasche dei contribuenti. In 29 anni - tra il 1992 e il 2020 - sono state risarcite 29.452 persone per un totale che sfiora i 795 milioni di euro, una media di 27 milioni di euro all'anno. Ovviamente il calcolo del ristoro si basa su una tabella ben precisa che, secondo molti, andrebbe aggiornata.

Ad ogni modo queste sono le cifre: 235 euro per un giorno in custodia cautelare in carcere da innocente. Per i domiciliari la metà. Inoltre c'è un limite, un tetto massimo, lo Stato non risarcisce oltre i 516mila euro, il vecchio miliardo in lire.

Ma i soldi, in molti casi, rappresentano solo una parziale compensazione, perché irrisarcibile è il tempo trascorso dietro le sbarre. Le accuse che si rivelano infondate. L'esistenza che è stata compromessa dal punto di vista professionale e affettivo. Dopo un anno di prigione, spesso, si esce senza più impiego se si è dipendenti, con l'azienda fallita se si è un imprenditore.

Il caso di Enzo Tortora ne è l'emblema. In Italia ogni anno si contano 1.015 Enzo Tortora di cui, però, nessuno parla. Eccezione fatta per Errorigiudiziari.com che, con precisione, aggiorna quotidianamente i numeri e racconta le storie di chi finisce in cella senza alcuna colpa. Scorrendo il sito si possono leggere le storie drammatiche di 842 tra uomini e donne che, un bel giorno, si sono ritrovate all'interno di un carcere. Un lavoro scrupoloso portato avanti da due giornalisti, Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone.

Gli ultimi dati aggiornati dai due cronisti sono relativi al 2020, in questo anno si contano 750 casi di ingiusta detenzione che hanno comportato risarcimenti, da parte dello Stato, per 37 milioni di euro. Su Errorigiudiziari è presente anche una classifica.

Una top ten delle città in cui si consumano più ingiustizie. In questa particolare graduatoria (relativa sempre al 2020) la prima casella è occupata da Napoli, poi vengono Reggio Calabria e Roma, rispettivamente con 101, 90 e 77 casi di detenzioni sbagliate. Scorrendo la "classifica" queste sono le altre città che compaiono: Bari (68), Catanzaro (66), Palermo (46), Lecce (39), Milano (39), Catania (37) e Venezia (23).

Il tratto che accomuna queste vicende è sempre lo stesso. Indagini fatte con grande superficialità, nonostante al penale si giochi con la libertà delle persone. Finito il calvario, una volta usciti con un'archiviazione, un proscioglimento o un'assoluzione dal ginepraio della giustizia italiana occorre infilarsi nuovamente nel labirinto dei tribunali per ottenere giustizia. Anche qui l'esito non è scontato: "Entro due anni dall'assoluzione - spiega Maimone - è necessario presentare la domanda per istanza di riparazione per ingiusta detenzione ma quasi il 75 % delle richieste di risarcimento viene respinto, ne passano in media un 25%".