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di Sara Creta


Il Domani, 6 febbraio 2022

 

L'organizzazione Libyan Crimes Watch ha confermato che lo scorso 14 gennaio, 3 marocchini sono stati torturati e uccisi nel centro di detenzione ad Al Mayah, nella parte occidentale di Tripoli.

Un rapporto militare confidenziale distribuito ai funzionari dell'Ue lo scorso gennaio e ottenuto da Domani, conferma la visione dell'Unione europea nel continuare supportare la guardia costiera e la marina libica nonostante il trattamento riservato ai migranti

Il rapporto compilato dal contrammiraglio della Marina italiana Stefano Turchetto, comandante dell'operazione militare dell'Unione europea nel Mediterraneo (Eunavfor, Med Irini), riconosce inoltre "l'uso eccessivo della forza" da parte delle autorità libiche, aggiungendo che la formazione dell'Ue "non è più completamente seguita".

I gruppi armati libici cercano di legittimarsi e di ottenere impieghi di Stato nel settore della sicurezza dal governo di Tripoli in cambio del controllo dei porti e delle aree di sbarco dove vengono portati i migranti intercettati in mare e le strutture di detenzione.

Al centro della campagna di legittimazione ci sono i gruppi armati alleati al ministero dell'Interno del Governo di accordo nazionale (GNU) e raggruppati nella Forza d'appoggio alla direzione per la sicurezza nota come "Stability Support Apparatus"; una formazione composta da diversi gruppi armati di Tripoli e di Zawya: ci sono gli uomini di Abdulghani al-Kikli (noto come Ghneiwa), Ayoub Aburas, comandante del Battaglione Rivoluzionari di Tripoli (TRB), Hassan Buzriba, una delle principali figure armate zawiane, comandante del battaglione Abu Surra, e fratello di Ali Buzriba (parlamentare dalle elezioni legislative del 2014).

A Zawiyah, le forze d'appoggio alla direzione per la sicurezza sono rappresentate essenzialmente dalla Brigata al-Nasr, un folto gruppo armato guidato da Hassan - che, dal gennaio 2021 è il vice di Ghneiwa all'interno dell'Apparato di supporto alla stabilizzazione -, Ali ed Esam Buzeriba del clan Awlad Buhmira; la più grande tribù di Zawia che controlla, tra le altre risorse strategiche, la raffineria di petrolio di Zawia, a nord di Zawia, così come Abu Surra nel periferia sud-est di Zawia.

A partire dal 2016, la Brigata al-Nasr ha utilizzato la sua forza militare per acquisire influenza sia sui centri di detenzione per migranti della zona - Il famoso centro di Al-Nasr e quello di Abu Issa - che sulla Guardia Costiera. Tra le figure più famose della Brigata Nasr ci sono Mohammed Koshlaf, suo cugino Waleed e il guardacoste Abd al-Rahmane Milad, conosciuto anche come al-Bija. Nella famiglia anche Osama Al Kuni noto per essere il direttore de-facto del centro di detenzione al-Nasr a Zawia.

Al Kuni inoltre - già condannato dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ed accusato di torture, omicidi, sparizioni, e lavori forzati - continua a fare affare con gli uomini che controllano il centro di Al Mayah e trattenere migranti nel famoso centro di al-Nasr, ufficialmente chiuso ma in realtà ancora operativo, come verificato da video ricevuti da Il Domani.

I gruppi armati controllano il centro di detenzione di Al Mayah, situato in una fabbrica farmaceutica abbandonata, ma anche la costa e il porto di Al Mayah, una trentina di chilometri ad ovest di Tripoli. Proprio in questa zona, da un paio di settimane, sono sempre più frequenti le operazioni di cattura di migranti.

Dopo lo sbarco i migranti sono portati nel centro di detenzione di Al Mayah, controllato da Amer Mazyoud e dagli uomini dell'apparato di sicurezza, sotto il controllo di Muammer al Dhawi, comandante della brigata 55 di Warshefana; fedele alle forze d'appoggio alla direzione per la sicurezza di Ghneiwa e Buzeriba.

Un altro uomo conosciuto nei circoli miliziani di Zawya è Mohammed Bahrun (aka "al-Far") - ricercato dal Procuratore Generale dal 2017 per i suoi collegamenti con l'Isis - e affiliato al dipartimento di sicurezza di Zawia come responsabile del dipartimento d'investigazione criminale. Lo stesso Bahrun è spesso impegnato in campagne di arresti di migranti nella zona di Ajilat nella Libia occidentale, e nel centro di Al Mayah; dove qualche giorno fa ha ricevuto la visita di Sherif al-Wafi, candidato alle elezioni presidenziali. L'accesso invece continua a essere negato alle organizzazioni umanitarie e alle delegazioni delle Nazioni Unite. Secondo una ricostruzione fornita da un migrante trattenuto nel centro di Al Mayah, ci sarebbero circa 20 migranti impegnati nella ricostruzione di una nuova ala del centro che sarà aperta nelle prossime settimane per accogliere le visite delle delegazioni.

L'organizzazione Libyan Crimes Watch ha confermato che lo scorso 14 gennaio, 3 marocchini Hamza Ghdada (21), Abdelaziz El Harchi (30) e Mohamed Atta (32) sono stati torturati e uccisi nel centro di detenzione ad Al Mayah, nella parte occidentale di Tripoli.

Sebbene la data della morte di Hamza Ghdada sia sconosciuta, l'organizzazione ha affermato che Abdelaziz El Harchi è morto sotto tortura a inizio gennaio e che Mohamed Atta è morto il 3 dicembre 2021 dopo che gli sono state negate le cure mediche quando le sue condizioni di salute erano peggiorate. I corpi sono stati trasferiti all'obitorio dell'ospedale generale di Al-Zahraa e la famiglia di una delle vittime ha confermato di aver ottenuto le foto della vittima mentre si trovava nell'obitorio con segni di tortura, ha riferito l'Ong.