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di Vittorio Sabadin


La Stampa, 6 febbraio 2022

 

Catturato in Afghanistan, Mohammed al-Qahtani era stato uno dei primi prigionieri inviati nella prigione all'inizio del 2002 e vi è rimasto per due decenni. Il Pentagono ha deciso di rilasciare dalla prigione di Guantánamo un detenuto diventato pazzo per le torture e il trattamento subito durante la detenzione e di rimpatriarlo in Arabia Saudita, dove sarà curato. Secondo le autorità americane, l'uomo "non costituisce più un pericolo per la sicurezza nazionale", e può dunque essere liberato.

La vicenda di Mohammed al-Qahtani aggiunge un altro tassello agli orrori del centro di detenzione nell'isola di Cuba, istituito dopo gli attacchi dell'11 settembre a New York e a Washington per custodire i terroristi catturati in Afghanistan e in Iraq. Al-Qahtani era sospettato di essere il ventesimo dirottatore designato da al-Qaeda: era volato a Orlando, in Florida, il 4 agosto del 2001, ma gli era stato negato l'ingresso negli Stati Uniti ed era stato rimandato a Dubai. Catturato poi in Afghanistan, era stato uno dei primi prigionieri inviati a Guantanamo all'inizio del 2002, e vi è rimasto per due decenni.

Nei primi anni di detenzione è stato ripetutamente torturato e sottoposto a isolamento prolungato, umiliazioni di carattere sessuale, privazione del sono e altri abusi. Il trattamento che ha subito è stato ampiamente documentato grazie alle richieste di gruppi internazionali che si battono per la difesa dei diritti umani e chiedono da tempo la chiusura di Guantanamo, promessa dal presidente Obama e mai realizzata. Susan Crawford, alta funzionaria dell'amministrazione Bush, ha ammesso nel 2009 al "Washington Post" le torture di cui Al-Qahtani è stato vittima. Già nel 2008, a causa del peggioramento delle sue condizioni mentali e degli abusi subiti in prigione, l'amministrazione americana aveva deciso di archiviare i procedimenti contro di lui, ma sono dovuti passare altri 14 anni prima della liberazione.

Il 4 febbraio, il comitato che sta riesaminando una per una le posizioni della trentina di detenuti rimasti a Guantanamo ha affermato che al-Qahtani era "idoneo al trasferimento" e ha consigliato che l'uomo fosse rimpatriato in Arabia Saudita dove riceverà un'assistenza sanitaria adeguata e sarà comunque iscritto in un centro di riabilitazione per estremisti.

In gennaio gli Stati Uniti avevano liberato altri cinque detenuti. Molti di quelli rimasti a Guantanamo attendono ancora il processo, continuamente rinviato a causa di inghippi legati alla sicurezza e alle difficoltà degli avvocati di avere un costante e proficuo contatto con i loro assistiti, rinchiusi in una prigione di un altro paese. Molti dei detenuti rilasciati che hanno subito maltrattamenti e torture nelle prigioni segrete della Cia sparse nel mondo hanno fatto causa e hanno ottenuto risarcimenti considerevoli: il governo lituano ha ad esempio pagato 100 mila euro ad Abu Zubaydah, rimasto a Guantanamo per quasi venti anni e torturato in un centro nei pressi di Vilnius. Il governo britannico, già nel 2017, ha pagato 20 milioni di sterline a 17 ex detenuti di Guantanamo, sequestrati e torturati illegalmente prima di essere liberati. Solo due prigionieri sono detenuti perché condannati da un tribunale, ma tutti gli appelli delle associazioni umanitarie affinché le democrazie si difendano dal terrorismo mantenendo una supremazia morale, e senza adottarne i metodi, sono caduti finora nel vuoto.