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Corriere della Sera, 6 febbraio 2022


Degrado e sovraffollamento per gli oltre 300 abitanti della tendopoli di San Ferdinando, "prossima allo smantellamento" come dicono le autorità locali.

Una baracca è diventata la moschea, un'altra la ciclofficina per riparare le biciclette con cui andare a lavoro nelle campagne circostanti. Nella tendopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, la vita di oltre trecento migranti si adatta alle condizioni più precarie, da dodici anni. Centinaia di baracche azzurre circondate da cumuli di rifiuti. Senza luce, acqua o servizi sanitari. "La tendopoli ad oggi versa in uno stato di degrado assoluto, mancano i servizi necessari. Manca tutto il necessario", racconta Rocco Borgese, segretario Flai-Cgil di Gioia Tauro. La struttura ha una capienza massima di 300 posti, ma secondo le stime del Viminale sono circa 350 i migranti che ci vivono.

Per sopportare il freddo, gli abitanti della baraccopoli si affidano a stufe artigianali che spesso generano cortocircuiti e causano roghi pericolosi. L'ultimo, l'ennesimo, risale al 31 dicembre 2021. "Non c'è stata nessuna vittima - spiega Borgese - anche grazie all'intervento dei Vigili del Fuoco che hanno un presidio permanente".

Oggi, dopo 12 anni, sembra che la baraccopoli di San Ferdinando sia arrivata al capolinea. La prefettura di Reggio Calabria insieme alle realtà locali che si occupano di accoglienza ai migranti hanno disposto lo smantellamento dell'intera tendopoli. Al suo posto verrà creato un insediamento abitativo su un territorio confiscato alla mafia a circa due chilometri dall'attuale struttura. Ma come fa notare anche Borgese, "potrebbe essere un'ulteriore soluzione provvisoria".