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di Francesco Oliva


La Repubblica, 6 febbraio 2022

 

Si apre un caso diplomatico. Il 37enne dovrebbe rientrare per scontare la pena in carcere, ma il timore del legale e dell'associazione Era è che una volta agli arresti non verrebbero più somministrate le terapie che hanno dato ottimi risultati. Udienza l'11 febbraio.

L'estradizione di un uomo con Aids diventa un caso diplomatico e giudiziario tra Italia e Albania. Sarà infatti la Corte d'Appello di Lecce a stabilire dove e come un 37enne, originario del Paese delle Aquile, potrà curarsi dopo un ricorso contro la sua estradizione per falsificazione di alcuni documenti. In ballo - se dovesse far rientro in Albania e finire in carcere - anche il rischio di non poter più usufruire delle cure necessarie a tenere a bada la malattia.

In questi anni trascorsi in Italia, infatti, l'uomo ha potuto beneficiare di tutte le cure tanto che oggi non risulta più positivo al virus Hiv. Chiaramente, per tenere sotto controllo la malattia, deve costantemente essere seguito da un centro specializzato e non deve interrompere la terapia. Ma se dovesse fare rientro in Albania il rischio è che tutti gli sforzi di questi anni si possano rivelare inutili.

Sulla vicenda è necessario fare un passo indietro. Il 12 novembre 2021 è stata discussa la richiesta di estradizione avanzata dal governo albanese. Nel corso dell'udienza camerale l'avvocato Cosimo Rampino, legale dell'uomo, ha illustrato lo stato di salute del 37enne e i rischi a cui il paziente andrebbe incontro, una volta estradato, laddove il sistema penitenziario non dovesse essere in grado di assicurargli le cure e la terapia di cui necessita. L'uomo, infatti, deve essere seguito con costanza e deve assumere quotidianamente i farmaci che rappresentano un vero e proprio salvavita. E lo Stato albanese è in grado di assicurare all'interno del circuito penitenziario le cure, i controlli e la somministrazione quotidiana gratuita dei farmaci. Questo il nocciolo del ricorso della difesa.

Ma non è tutto. Perché proprio per le condizioni di salute, il 37enne rischia anche di essere discriminato se dovesse finire agli arresti. In un rapporto del 2020 a firma dell'Era - organizzazione da sempre in prima linea nella lotta contro le ingiustizie sociali - si segnala infatti come in Albania non vengano acquistati né importati tempestivamente i farmaci antiretrovirali che devono essere continui e ininterrotti.

Per questo, i pazienti affetti da Hiv sono costretti, dopo l'esaurimento delle scorte, a modificare frequentemente i propri schemi di trattamento con possibili conseguenze per la salute. Nello stesso rapporto si riporta come siano le stesse organizzazioni locali a denunciare una totale mancanza di attività di sensibilizzazione da parte del ministero della Salute e della protezione sociale. E i pregiudizi e lo stigma nei confronti dell'Hiv, in Albania, rimangono molto alti tanto che molte persone non si sottopongono al test o rifiutano le cure, con gravi complicazioni.

Chiamata a occuparsi del caso, la Corte di Appello di Lecce (presidente Vincenzo Scardia, consiglieri Giuseppe Biondi e Luca Colitta) ha richiesto, per il tramite del governo italiano, informazioni e garanzie al governo albanese sul trattamento che l'uomo riceverà se dovesse essere estradato. E se il 37enne potrà rimanere in Italia o dovrà rientrare nel suo Paese sarà discusso nell'udienza del prossimo 11 febbraio.