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di Luciano Violante


La Repubblica, 6 febbraio 2022

 

La magistratura, totalmente libera da gerarchie, occupa il centro del sistema politico. Ma la politica da circa trent'anni non esercita più la sua sovranità sul terreno della giustizia e il potere giudiziario è dilagato.

Il sistema di governo della magistratura risale alla prima metà del secolo scorso. A quell'epoca la società era agricola, lenta, disinformata, obbediente a gerarchie sociali, politiche e religiose che la verticalizzavano; la magistratura, con una struttura piramidale, era parcheggiata alla periferia nel sistema. Oggi la società è industriale, veloce, orizzontale, iperconnessa, conflittuale, perennemente informata; la magistratura, totalmente libera da gerarchie, occupa il centro del sistema politico.

Ieri presso i tribunali furono create le sezioni agrarie; oggi operano i tribunali delle imprese. Occorre adeguare il sistema di governo della magistratura al nuovo ruolo nella nuova società. La politica da circa trent'anni non esercita più la sua sovranità sul terreno della giustizia e il potere giudiziario è dilagato, un po' perché doveva comunque funzionare e un po' per tendenza ad espandersi che è propria di ogni potere. La magistratura è così diventata un corpo separato e autoreferenziale. Non è più tempo di ritocchi.

Il Presidente della Repubblica nel discorso di insediamento ha sottolineato molto opportunamente cinque indirizzi: difesa dell'autonomia e della indipendenza, superamento delle appartenenze, essere più servizio che potere, garantire la certezza del diritto evitando decisioni arbitrarie o imprevedibili, riguadagnare la fiducia dei cittadini.

Il Parlamento e il Governo hanno applaudito con entusiasmo. Ora devono agire. Nell'ottobre 2021, la ministra Cartabia ha informato la Camera che nell'ultimo quinquennio le valutazioni positive sulla professionalità dei magistrati sono state del 99.2%. Neanche in un convento di Orsoline si può trovare una percentuale così alta di giudizi positivi.

Valutare l'attività giurisdizionale è certamente difficile; tuttavia l'attuale procedura meriterebbe per lo meno una forma di integrazione. Si potrebbe prevedere, dopo quattro anni dall'ingresso in magistratura, un secondo esame condotto da una commissione costituita come per l'esame di ammissione per valutare la preparazione professionale nel settore nel quale si sono svolte le funzioni, il rapporto con l'avvocatura, i colleghi e i mezzi di comunicazione. Il giudizio e il voto di questa Commissione dovrebbero acquisire un peso determinante per il giudizio di idoneità ad assumere incarichi direttivi e semidirettivi.

La ministra della giustizia ha messo sul tappeto proposte ampiamente condivisibili, che non prevedono interventi costituzionali. Stante la specificità di questo governo e la natura dei problemi dovrebbero provvedere i gruppi parlamentari. È comune l'esigenza di limitare il peso anomalo delle correnti. Le anomalie si manifestano particolarmente al momento della elezione del vicepresidente del CSM, quando i candidati devono segretamente contrattare il consenso dei magistrati che li voteranno.

Queste segrete trattative sarebbero superate se il vicepresidente fosse nominato direttamente dal Presidente della Repubblica, Presidente del Csm, fuori della rosa degli eletti dal Parlamento.

La sentenza con la quale il Consiglio di Stato, alla vigilia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, ha azzerato i vertici della Cassazione, costituisce il capitolo più grave di una competizione per il primato tra le diverse magistrature. La decisione del Csm di riconfermare immediatamente quei vertici, alla presenza del Capo dello Stato, ha risolto una pericolosa impasse, ma non ha curato la malattia. Sarebbe opportuna un'Alta Corte delle Magistrature costituita con criteri analoghi alla Corte costituzionale. Ferme le attuali competenze del Csm, l'Alta Corte sarebbe giudice di appello e di ricorso nei confronti delle sentenze disciplinari e delle decisioni amministrative degli organi di governo interno di tutte le magistrature.

Assumersi rapidamente la responsabilità di decidere è l'unico modo che hanno Parlamento e Governo per modernizzare il sistema e dare un seguito responsabile alla standing ovation che ha accompagnato le parole del Presidente.l sistema di governo della magistratura risale alla prima metà del secolo scorso. A quell'epoca la società era agricola, lenta, disinformata, obbediente a gerarchie sociali, politiche e religiose che la verticalizzavano; la magistratura, con una struttura piramidale, era parcheggiata alla periferia nel sistema. Oggi la società è industriale, veloce, orizzontale, iperconnessa, conflittuale, perennemente informata; la magistratura, totalmente libera da gerarchie, occupa il centro del sistema politico. Ieri presso i tribunali furono create le sezioni agrarie; oggi operano i tribunali delle imprese. Occorre adeguare il sistema di governo della magistratura al nuovo ruolo nella nuova società.

La politica da circa trent'anni non esercita più la sua sovranità sul terreno della giustizia e il potere giudiziario è dilagato, un po' perché doveva comunque funzionare e un po' per tendenza ad espandersi che è propria di ogni potere. La magistratura è così diventata un corpo separato e autoreferenziale. Non è più tempo di ritocchi. Il Presidente della Repubblica nel discorso di insediamento ha sottolineato molto opportunamente cinque indirizzi: difesa dell'autonomia e della indipendenza, superamento delle appartenenze, essere più servizio che potere, garantire la certezza del diritto evitando decisioni arbitrarie o imprevedibili, riguadagnare la fiducia dei cittadini. Il Parlamento e il Governo hanno applaudito con entusiasmo. Ora devono agire.

Nell'ottobre 2021, la ministra Cartabia ha informato la Camera che nell'ultimo quinquennio le valutazioni positive sulla professionalità dei magistrati sono state del 99.2%. Neanche in un convento di Orsoline si può trovare una percentuale così alta di giudizi positivi. Valutare l'attività giurisdizionale è certamente difficile; tuttavia l'attuale procedura meriterebbe per lo meno una forma di integrazione. Si potrebbe prevedere, dopo quattro anni dall'ingresso in magistratura, un secondo esame condotto da una commissione costituita come per l'esame di ammissione per valutare la preparazione professionale nel settore nel quale si sono svolte le funzioni, il rapporto con l'avvocatura, i colleghi e i mezzi di comunicazione. Il giudizio e il voto di questa Commissione dovrebbero acquisire un peso determinante per il giudizio di idoneità ad assumere incarichi direttivi e semidirettivi.

La ministra della giustizia ha messo sul tappeto proposte ampiamente condivisibili, che non prevedono interventi costituzionali. Stante la specificità di questo governo e la natura dei problemi dovrebbero provvedere i gruppi parlamentari. È comune l'esigenza di limitare il peso anomalo delle correnti. Le anomalie si manifestano particolarmente al momento della elezione del vicepresidente del CSM, quando i candidati devono segretamente contrattare il consenso dei magistrati che li voteranno.

Queste segrete trattative sarebbero superate se il vicepresidente fosse nominato direttamente dal Presidente della Repubblica, Presidente del Csm, fuori della rosa degli eletti dal Parlamento.

La sentenza con la quale il Consiglio di Stato, alla vigilia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, ha azzerato i vertici della Cassazione, costituisce il capitolo più grave di una competizione per il primato tra le diverse magistrature. La decisione del Csm di riconfermare immediatamente quei vertici, alla presenza del Capo dello Stato, ha risolto una pericolosa impasse, ma non ha curato la malattia. Sarebbe opportuna un'Alta Corte delle Magistrature costituita con criteri analoghi alla Corte costituzionale. Ferme le attuali competenze del Csm, l'Alta Corte sarebbe giudice di appello e di ricorso nei confronti delle sentenze disciplinari e delle decisioni amministrative degli organi di governo interno di tutte le magistrature.

Assumersi rapidamente la responsabilità di decidere è l'unico modo che hanno Parlamento e Governo per modernizzare il sistema e dare un seguito responsabile alla standing ovation che ha accompagnato le parole del Presidente.