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di Sara Gandolfi


Corriere della Sera, 7 febbraio 2022

 

In un film la storia del fondatore della ong Open Arms che soccorre i migranti. "Perché Italia, Spagna e Malta sanno come portare fuori dalla Libia il petrolio e non chi fugge?". "Un giorno, nel 1988, andai a trovare la mia fidanzata. Il portinaio era al suolo, stava soffrendo un infarto, e non sapevo cosa fare. Suonai tutti i citofoni per cercare un medico, ai tempi non esistevano i cellulari, nessuno rispondeva. Lo caricai sull'auto e lo portai all'ospedale. Arrivò morto.

Mi dissero che se gli avessi fatto le manovre di rianimazione forse si sarebbe potuto salvare. Fu così che mi iscrissi al corso di primo soccorso, perché non mi succedesse mai più di lasciare morire una persona senza provare a salvarla". Oscar Camps aveva 23 anni e quel giorno cominciò la sua avventura di "socorrista".

Prima per la Croce Rossa, poi imprenditore di una società di bagnini nella sua Badalona, in Catalogna, e infine fondatore di Open Arms, la Ong che negli ultimi sei anni ha salvato più di 62.000 vite nel Mediterraneo. Vite di migranti. Oggi la sua storia è diventata un film, Open Arms - La legge del mare (tra le comparse, circa un migliaio di rifugiati siriani, iracheni e afghani). Comincia quando Camps, nel 2015, vede la foto di Aylan Kurdu, il bimbo di tre anni morto su una spiaggia di Lesbo.

 

Tutti videro quella foto, si commossero, e poi dimenticarono. Tu invece sei partito. Cosa è scattato?

"Pensai a quanti Aylan dovevano essere morti in quel mare senza essere fotografati. A quanto lavoro dovevano avere i soccorritori in Grecia e in Turchia. Invece scoprii che nessuno stava aiutando quelle persone. C'erano dei volontari senza alcuna conoscenza delle tecniche di salvataggio, medici senza alcuna organizzazione alle spalle. Decisi di mettere a disposizione la mia esperienza, dovetti legalizzare amministrativamente l'aiuto che stavo portando per non essere espulso. Così è nata Open Arms, da due volontari siamo diventati cinque, poi otto".

 

Continui a pensare, come denuncia il film, che i guardiacoste non fanno bene il proprio lavoro?

"Lo farebbero se non ci fossero i politici. Il loro lavoro è proteggere la vita in mare, attenendosi alle convenzioni e al diritto internazionali, e in certi periodi lo hanno fatto. Perlomeno in Italia, fino a marzo 2018, la Guardia costiera coordinava tutte le operazioni di salvataggio, anche di imbarcazioni civili e di organizzazioni umanitarie. Dopo le elezioni, però, ci sono state decisioni politiche che hanno bloccato qualsiasi intervento in acque internazionali e a noi è venuto a mancare il coordinamento della guardia costiera".

 

A Lesbo morivano a dieci metri dalla costa. Avete iniziato a salvarli dalla riva, poi però vi siete spinti al largo, fin nelle acque internazionali fra Libia e Italia. Vi hanno accusato di essere i "taxi" della migrazione illegale verso l'Europa, dicono che senza la vostra presenza non tenterebbero la traversata...

"Credi che un medico in un carcere italiano non curi un serial killer? Ne ha diritto anche lui. Così come queste persone hanno diritto di essere salvate in mare. E' un obbligo internazionale. Dovremmo lasciarle morire solo perché forse la loro posizione amministrativa in Europa sarebbe irregolare? E poi in acque internazionali non ha senso parlare di "migranti", sono persone in pericolo e devono essere salvate. Questo è il mio lavoro, quando ho deciso di essere un bagnino ho scelto di proteggere la vita in mare, in mia presenza non posso permettere che qualcuno muoia".

 

Un "lavoro"?

"E' il mio lavoro, il mio obbligo e la mia vocazione. Ho scelto questo lavoro come un chirurgo ha scelto di operare, e opererà qualsiasi persona che ha bisogno di assistenza medica perché ha aderito a un codice professionale".

 

Perché operate in Italia e non nella "vostra" Spagna?

"La Spagna ha un servizio civile di salvataggio in mare, non militare come la Guardia costiera italiana, e funziona molto bene. Non risponde alla politica. Per questo non portiamo le barche nel sud della Spagna perché già c'è una loro flotta là, che salva la gente e la porta in Spagna, dov'è il porto sicuro più vicino, non in Marocco. Nel tratto di Mediterraneo, fra Libia e Italia, Lampedusa è il porto sicuro più vicino. La Spagna è a quattro giorni di navigazione".

 

Nel 2015 hai detto "l'Unione europea non esiste". Lo pensi ancora?

"E' un Mercato comune, non una Unione. Sono solo interessi economici, importano solo le grandi lobby che controllano l'energia, il petrolio, i laboratori... E' aberrante. Ci indigniamo quando negli Stati Uniti la polizia uccide un uomo in strada e poi in Europa finanziamo i gruppi armati libici perché facciano quello stesso lavoro sporco fuori dalle nostre frontiere. Abbiamo politici senza principi morali e di etica".

 

Non salvi nessuno dei grandi leader?

"Non è il mio lavoro giudicare i politici, ma mancano statisti coraggiosi. Abbiamo politici mediocri e codardi, e molto opportunisti. Intanto l'Europa invecchia, in Spagna tra un decennio mancheranno 5-6 milioni di lavoratori".

 

La cancelliera tedesca Merkel all'inizio accolse gli immigrati...

"Nel 2014, la Germania era il Paese più vecchio del mondo, dopo il Giappone. I politici tedeschi dissero che servivano un milione di giovani. E guarda caso l'anno dopo circa 900.000 migranti da Lesbo andarono in Germania. Invece di prendere un ferry che costava 10 euro, dovettero però affidarsi alla mafia e pagare più di 1.000 euro il passaggio, e ne morirono tanti annegati. Tutta l'Unione Europea guardò dall'altra parte per alcuni mesi, fino al marzo 2016, quando firmò l'accordo con la Turchia. Non so se lo decise Merkel, la Grecia o Bruxelles ma quell'accordo con Erdogan ci costa 6 miliardi di euro e pagare queste false democrazie significa sottomettersi all'estorsione. Il re del Marocco Mohammed VI sta facendo lo stesso con la Spagna, e accade anche con Libia".

 

Non parliamo del processo in corso in Italia, però una volta hai detto che se Salvini fosse con te in mare anche lui salverebbe le vite dei migranti. Lo pensi davvero?

"Si, senza dubbio. Salvini ha deciso di guadagnarsi da vivere diventando un personaggio, lo fanno molti politici oggi per catturare voti. Ma dietro il personaggio c'è una persona. Se salisse su una delle nostre barche e vedesse una donna con suo figlio che sta affogando allungherebbe il braccio per salvarle la vita.... È un comportamento umano, non una decisione politica. Quando tiri fuori un politico dalla sua bolla, dal suo ufficio con aria condizionata e segretario, e lo metti in prima linea, smette di essere politico e torna ad essere una persona".

 

Sei rimasto in contatto con qualcuno dei migranti che hai salvato?

"Pochi, forse due o tre che mi seguono sui social. Non consiglio al mio staff e ai volontari di simpatizzare..."

 

Perché?

"Tutti loro hanno alle spalle una tragedia, se ascolti il racconto della loro vita ti spaventi, vuoi aiutarli. Ma ci sono altre organizzazioni sul territorio pronte a farlo. Il nostro sforzo deve concentrarsi sul salvare le vite in mare".

 

La legge del mare per te è superiore a qualsiasi altra legge?

"Certamente. È una legge morale ed è una delle più antiche nella storia dell'uomo. Ha funzionato per secoli, perché non dovremmo più seguirla?".

 

Non sei mai stanco?

"La scorsa settimana ho avuto un incidente in moto e mi sono procurato un paio di fratture al piede. Ho comprato una stampella speciale per poter continuare a camminare e a lavorare perché dobbiamo preparare la barca per uscire. Stanco non è la parola giusta. Ho 58 anni e finché avrò la forza continuerò a fare quello che mi dice la coscienza. Potrei fare come alcuni amici imprenditori che per due mesi all'anno navigano nei Caraibi. Io invece ne passo tre o quattro navigando nel Mediterraneo a dare una mano a chi è in pericolo".

 

Tua figlia Esther, come racconta il film ti ha seguito in questa avventura. Non hai mai pensato di evitarle esperienze così dure?

"Abbiamo avuto un'adolescenza difficile ma mai ho influenzato le sue scelte. Le ho finanziato gli studi universitari che non ha voluto proseguire, ha scelto Open Arms e presto diventerà capitano di una nostra barca. Non sono mai intervenuto. É stata lei, con la sua testardaggine, a volerlo".

 

Ne sei contento?

"Prima di Open Arms c'era un'enorme distanza fra noi due che ora non c'è più".

 

Come si può fermare questa gente che preferisce morire nel Mediterraneo piuttosto che rimanere nei propri paesi di origine?

"Non so, io non sono uno statista. Sono solo un "socorrista". I governi di Italia, Spagna e Malta sanno come portar fuori il petrolio dalla Libia, però non sanno come portar fuori in sicurezza queste persone che fuggono? Finché saremo solo un Mercato comune che antepone il business ai diritti umani, continueremo così".