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di Roberta Rampini


Il Giorno, 7 febbraio 2022

 

Dopo l'abbandono da parte della compagnia telefonica saranno trenta i detenuti che resteranno senza un'occupazione. "Il nostro punto di forza è la voglia di lavorare dei nostri operatori". Un appello alle istituzioni e uno alle "aziende sensibili e vogliose di spendersi in una collaborazione capace di determinare un forte valore aggiunto".

La Cooperativa sociale Bee.4 Altre menti da anni impegnata in progetti di reinserimento lavorativo dei detenuti del carcere di Bollate non si arrende. Questo l'antefatto: 30 detenuti impiegati nel call center che offre servizi telefonici per conto di H3G prima e WindTre oggi, resteranno senza lavoro a partire dal 31 marzo perché scade il contratto. Trenta posti a rischio e un modello virtuoso di lavoro dietro le sbarre che traballa.

"Abbiamo provato a costruire un interlocuzione con Windtre Italia per ragionare sulle conseguenze legate alla conclusione del progetto che da oltre 15 anni stavano realizzando a Bollate, purtroppo a oggi nonostante numerosi tentativi di contatto non abbiano ricevuto risposte alle nostre richieste di confronto se non richiami alle difficoltà che l'azienda stava incontrando a causa del suo non positivo andamento commerciale - spiega Marco Girardello direttore risorse umane della cooperativa Bee.4 altre menti.

Ora non ci resta altro che dichiarare lo stato di crisi aziendale, atto dovuto per poter formulare la richiesta di cassintegrazione straordinaria al fine di tutelare le persone che ora sono prive di lavoro. Restiamo fiduciosi e convinti di poter superare questa brutta situazione individuando nuove collaborazioni con aziende sensibili e vogliose di spendersi in una collaborazione capace di determinare un forte valore aggiunto. Il nostro punto di forza è rappresentato dalle competenze e dalla voglia di lavorare e di impegnarsi dei nostri operatori, questi fattori rappresentano delle solide fondamenta per ricominciare".

Nel carcere modello dove sono reclusi 1.120 detenuti, il lavoro è sempre stato un elemento fondamentale per il loro reinserimento sociale. Gli effetti di questo modello si vedono: qui il tasso di recidiva è del 30%, contro il 70% di media nazionale. La cooperativa sociale è stata una delle prime a promuove il lavoro come "strumento per valorizzare il tempo della pena" impiegando, negli anni, circa 90 detenuti.

Ma in carcere sono arrivate anche altre imprese e cooperative: dalla cooperativa Abc La Sapienza in Tavola, che fornisce servizi di catering e gestisce il ristorante InGalera, al centro di riparazione delle macchine al laboratorio di riparazione di apparecchi elettronici di telefonia, da Cascina Bollate con la serra al progetto Officine del caffè dove si rigenerano le macchine del caffè. Ora chi ha creduto in questo progetto attende risposte dal Provveditorato Regionale dell'amministrazione penitenziaria per la Lombardia e dal Comune di Milano che avevano manifestato interesse per la vicenda.