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di Sarah Martinenghi


La Repubblica, 7 febbraio 2022

 

Il sindaco: "La dignità umana va salvaguardata anche nelle carceri". Tra gli imputati l'ex direttore e l'ex capo delle guardie penitenziarie. La battaglia legale accende di sabato mattina, in un palazzo di giustizia deserto, la maxi aula due del tribunale dove si svolge l'udienza preliminare di un'inchiesta delicata e particolarmente amara.

È quella che si gioca sulle spalle dei più deboli: i detenuti del carcere di Torino, vittime, secondo l'accusa, di botte e maltrattamenti, tanto da configurare il reato di "tortura". Una "prassi" andata avanti dal 2017 al 2019, soprattutto nei confronti di chi era ristretto tra i " sex offender". Violenze taciute e coperte dall'alto, sulle quali aleggia ancora oggi un'ombra di paura: solo sei detenuti (difesi dagli avvocati Wilmer e Manuel Perga, Fabrizio Bernardi, Ilenia Siccardi e Domenico Peila) su undici di quelli considerati parte offesa, hanno trovato il coraggio di costituirsi parte civile.

Tra gli imputati ci sono gli agenti (molti dei quali ancora in servizio) imputati di tortura, abuso di autorità e violenza privata, ma anche l'ex direttore e l'ex comandante della polizia penitenziaria che devono rispondere dell'accusa del pm Francesco Pelosi di omessa denuncia e favoreggiamento. La giudice Maria Francesca Abenavoli chiude però il primo round con un segnale forte per tutti: nonostante la dura contrapposizione degli avvocati dei 21 imputati, sono state tutte ammesse le richieste di chi ha sostenuto di aver avuto un danno per i reati commessi all'interno del penitenziario di Torino.

Non solo il Garante nazionale dei diritti per i detenuti (tutelato dall'avvocato Davide Mosso), ma anche quello regionale, e (per la prima volta) anche quello cittadino che aveva proprio dato il via all'inchiesta. "La giunta comunale - ha dichiarato il sindaco Stefano Lo Russo - a fronte della documentazione della garante ha approvato con delibera la costituzione in giudizio come parte civile. La Città - sottolinea - è da sempre impegnata a salvaguardare la dignità umana anche nell'ambiente carcerario ".

La giudice ha dunque riconosciuto la legittimazione della garante dei detenuti del comune di Torino, difeso dall'avvocata Francesca Fornelli, (giovane legale che dopo la laurea aveva svolto proprio uno stage in quell'ufficio), a diventare parte attiva al processo.

"La nostra partecipazione - commenta la garante Monica Gallo - vuole essere un segnale forte di attenzione rispetto alla tutela dei diritti delle persone ristrette negli istituti penitenziari della città. L'obiettivo è contribuire in maniera concreta alla ricostruzione dei fatti per cui si procede e all'accertamento delle responsabilità dei soggetti coinvolti".

Ammessa come parte civile anche l'associazione Antigone, che ha come obiettivo la tutela dei diritti e delle garanzie del sistema penale e penitenziario. Ed è stata anche accolta la richiesta di citare il ministero della giustizia come responsabile civile, riconoscendo così il dovere da parte dell'amministrazione pubblica statale di risarcire i danni.