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di Liana Milella


La Repubblica, 7 febbraio 2022

 

Intervista alla vicepresidente dei Giudici per le indagini preliminari di Milano: "In tribunale lottiamo ogni giorno per avere più spazi e risorse. A causa del Covid ho rinviato un'udienza perché eravamo in 20 in una stanza piccola".

"Quant'è difficile la vita quotidiana di un magistrato? Gliela racconto con questo episodio. Qualche settimana fa ho dovuto rinviare un processo per violenza sessuale su più ragazzine perché la stanza in cui eravamo era troppo piccola rispetto alle norme Covid. Non potevo consentire che 20 persone stessero lì dentro per molto tempo. È mio dovere tutelarne la salute. A marzo 2020 sono stata colpita anche io dal Covid, e so bene cosa vuol dire". Già, Ezia Maccora, la vicepresidente dei gip di Milano, sa fin troppo bene cos'è. Fa la magistrata dal 1991 e vuole raccontare come si svolge la vita di ogni giorno in un tribunale. A partire dalla madre di una delle vittime di violenza che non si capacita del rinvio.

 

Che le ha fatto andando via?

"Mi sono trovata stretta tra l'esigenza di garantire la sicurezza dei presenti, ben più numerosi di quelli previsti, e la comprensibile rabbia della madre di una delle vittime, emotivamente provata per il rinvio, e che mi riteneva responsabile di non aver celebrato l'udienza".

 

Col Covid venti persone in una stanza?

"Nessuno conosce le condizioni in cui lavoriamo. Lottiamo da sempre per avere aule adeguate e il problema si è aggravato con la pandemia. Pensi che dopo il 2020 l'Ordine degli avvocati di Milano ci ha prestato una sala per trattare in sicurezza i processi con più parti. E per alcuni mesi abbiamo potuto contare su un locale della Fiera di Milano per udienze con oltre 50 parti".

 

Lei è una vice capo, fa i processi come i suoi colleghi, ma organizza pure il lavoro, come ce la fa?

"Ogni giorno cerchiamo di affrontare le urgenze che si presentano, e con organici ridotti all'osso pure un'assenza diventa un'emergenza. La settimana scorsa, con il presidente, abbiamo sostituito i colleghi trasferiti o in malattia. Sappiamo bene che una decisione giunta in ritardo è di per sé un danno per i cittadini. Ma i processi non possono essere una catena di montaggio. Dietro ci sono persone, storie, vite, questione giuridiche complesse, interessi economici importanti che richiedono tempi congrui per decidere. Il lavoro pro capite che i magistrati del mio ufficio affrontano ogni giorno è andato ben oltre ogni ragionevole sostenibilità. La settimana scorsa tre colleghe si sono trasferite in Appello, e tra i motivi c'era pure la ricerca di carichi e tempi più "umani" per lavorare bene".

 

Ci dia dei numeri...

"In un anno, giugno 2020 - 2021, nel mio ufficio sono arrivati 31.446 procedimenti a carico di noti e 36.316 a carico di ignoti. Quest'enorme mole di lavoro avrebbe dovuto essere affrontata da 39 magistrati. Ma ci sono solo 28 giudici che comunque in un anno hanno emesso 3.573 sentenze, 2.213 decreti penali, 18.908 archiviazioni per i noti e 33.023 per gli ignoti, 3.516 misure cautelari personali e 366 misure reali".

 

Troppi processi per pochi giudici?

"Sono processi complessi, di criminalità economica ed organizzata, di violenza sessuale. Uno sforzo enorme, aggravato dal Covid. Una situazione al limite del collasso per un ufficio che dovrà, a breve, far fronte alla riforma penale che ha introdotto nuove e più complesse competenze. Ma ai magistrati che si fermano in ufficio fino a tardi e sono presenti per i turni anche la domenica e nelle feste, da dirigente, cosa posso chiedere di più? Non devo forse fare di tutto per metterli in condizione di lavorare con quello che c'è? E la situazione del mio ufficio non è un'eccezione".

 

Cartabia punta sull'ufficio del processo, gli assistenti che vi aiuteranno a scrivere le sentenze, ma pare che non abbiate posto dove metterli...

"Sarà una boccata di ossigeno. Al Tribunale di Milano ne arriveranno 294. Sono state individuate fuori dal palazzo di giustizia un'ottantina di postazioni. Poi cercheremo di recuperare spazi all'interno. Nella mia stanza, dove ci sono già due tirocinanti, ci sarà il posto per uno di loro, come in quelle dei colleghi. Una situazione certo non ottimale".

 

Come spenderebbe i futuri fondi del Pnrr per la giustizia?

"Informatizzazione, edilizia giudiziaria, più uomini e mezzi, e più magistrati. Chi interviene sulla giustizia deve sapere bene cosa fa ogni giorno un magistrato".

 

Voi non avete colpe?

"Certo che sì, non siamo infallibili. Gli ultimi eventi sono gravissimi e nessuna riforma, senza un nostro scatto etico, potrà essere risolutiva. Ma l'opinione pubblica dovrebbe essere certa che chi riforma la giustizia conosca la realtà degli uffici, la complessità del lavoro, e sappia che noi ci sforziamo tra mille difficoltà di rendere un servizio adeguato".