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di Lorenzo Cremonesi


Corriere della Sera, 8 febbraio 2022

 

Il presidente tunisino accusa l'organo giudiziario di corruzione e parzialità. La manifestazione per commemorare Belaid. Continua a raffiche di decreti eccezionali l'anomalo colpo di Stato del presidente tunisino Kais Saied. L'ultimo in ordine di tempo è giunto la scorsa notte con il suo annuncio di dissolvere il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm).

"Il Csm appartiene ormai al passato", ha dichiarato Saied in un video in cui accusa tra l'altro i responsabili del più alto organo giudiziario dello Stato di essere corrotti, parziali e soprattutto di non avere saputo risolvere i casi degli assassini di alcuni esponenti della sinistra e del mondo sindacale dopo la rivoluzione del 2011, tra cui quello nel febbraio 2013 dell'avvocato Choukri Belaid. La mossa spiazza la protesta montante. Oggi avrebbe dovuto tenersi una manifestazione delle opposizioni che chiedevano appunto si faccia luce sulla morte di Belaid e soprattutto il presidente prenda la strada delle riforme democratiche promessa più volte dopo la sua scelta il 25 luglio dell'anno scorso di sciogliere il governo e congelare il parlamento.

Una mossa che allora fu ricevuta favorevolmente da larga parte della popolazione, stanca della corruzione tra le forze di governo, della burocrazia statale inefficiente e specialmente critica del partito islamico Ennahda. Kais però aveva promesso riforme veloci e di impegnarsi per la ripresa dell'economia. E tutto ciò tarda ad arrivare, mentre il presidente ha fatto chiudere alcuni media considerati troppo critici del suo operato, ricorrendo al pretesto delle licenze scadute. Intanto, anche il governo da lui eletto resta dormiente. Prossimo appuntamento rilevante dovrebbe essere il 25 luglio per il referendum sulla nuova carta costituzionale in vista delle elezioni parlamentari, la cui data però non è ancora fissata. Il Paese considerato patria dell'unica "primavera araba" di successo, tra quelle che scossero il Medio Oriente 11 anni fa, continua così a vivere in una situazione di stallo. Tuttavia, Saied pare godere tutt'ora di ampi consensi. Secondo gli ultimi sondaggi, il 76 per cento dei tunisini oggi lo rieleggerebbe presidente, sebbene cresca il malcontento per la crisi economica e la povertà diffusa.