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di Luca Fazio

Il Manifesto, 1 agosto 2010

Una rivolta per la libertà, violenta come tutte le rivolte. Gli scontri con la polizia e con i militari del battaglione San Marco. I feriti, diciannove tra i rivoltosi e tredici tra le “forze dell’ordine”. Gli arresti, diciotto persone ammanettate, immancabile ritorsione che si abbatte sui ribelli per piegarli definitivamente. Ma questa volta anche la fuga, con sei persone che scappano braccate per tutta Bari da decine di uomini in divisa. È la città del sindaco Pd Emiliano, il capoluogo della regione governata da Vendola.
A parte il fatto che da posti come questi (Centri di identificazione ed espulsione) casomai le persone si allontanano e non fuggono - essendo per legge non prigionieri ma semplici “ospiti” in attesa di espulsione perché senza documenti - non si capisce perché mai rivolte e tentativi di fuga non dovrebbero essere normali e all’ordine del giorno. Del resto, il Cie di Bari Palese, a parte le quotidiane vessazioni (o pestaggi), a parte l’invivibilità del luogo documentata da ispezioni, visite e anche video, è lo stesso luogo di costrizione che si vede in un filmato girato con un telefonino da Beseghaier Fahi, un detenuto tunisino espulso lo scorso inverno.
Il video, intercettato dalla redazione di Radio Radicale, che ha deciso di diffondere le immagini solo dopo verifiche scrupolose, non ha bisogno di commento. Si vede un uomo con la bocca spaccata, un altro su una carrozzella con un ginocchio gonfio e bendato, un altro ancora con un dito rotto e fasciato, e poi interviste e materassi di spugna rosicchiata, bagni inguardabili, doccie piene di muffa e fuori uso, insomma uno schifo di cui uno stato che si vuole civile avrebbe il dovere di vergognarsi. E poi un’implorazione: “Per favore fate qualcosa, noi qua stiamo soffrendo”, Strano voler fuggire da lì? In quella galera peggio di una galera, dove si man3: già per terra perché non ci sono
nemmeno i tavoli, c’è finito anche Ammar, “il clandestino eroe”, il ra-gazzo che lo scorso febbraio si buttò nell’Arno per salvare una donna (italiana), guadagnandosi il suo quarto d’ora di celebrità e la promessa mai mantenuta di un permesso di soggiorno. È nel Cie di Bari anche lui, un altro testimone: “Non ho mai visto un posto così, la gente sta male, l’altro giorno 70 persone sono salite sul tetto, volevano scappare da questo posto...”.
Quel posto lo ha visto poco meno di un anno fa anche il deputato pugliese del Pd Dario Ginefra. “Nelle prossime ore - dice l’unico politico che mostra un certo interesse per la rivolta di Bari - depositerò un’interrogazione urgente perché venga fatta chiarezza su questo episodio che ripropone in tutta la sua evidenza l’inadeguatezza della normativa e l’esasperazione che un’attesa di 180 giorni determina nei cosiddetti ospiti dei centri.
Nelle scorse ore avevo raccolto segnalazioni di presunti episodi di violenza nei confronti di alcuni immigrati che sarebbero avvenuti nei giorni scorsi”. Ginefra ci tornerà presto nel Cie di Bari, perché deve essergli rimasto impresso nella memoria ciò che ha visto a settembre, durante un’ispezione dopo un pestaggio di due maghrebini nell’infermeria.
A rivolta avvenuta, e sedata con le cattive, adesso dovrà verificare se corrisponde al vero ciò che dice la versione ufficiale. Una cinquantina di stranieri avrebbe attaccato la polizia con spranghe di metallo dopo aver sfondato le porte di tre moduli alloggiativi (con la stessa spranga avrebbero sfasciato anche due auto degli agenti); gli stessi poi avrebbero cercato di appiccare un incendio - da qui i 18 arresti per “devastazione, saccheggio, resistenza e violenza e lesioni a pubblici ufficiali”. Undici militari sarebbero rimasti feriti, due carabinieri e diciannove stranieri (uno è in prognosi riservata ma non in pericolo di vita per un trauma cranico). Gli altri avrebbero riportato fratture e traumi alle gambe, giudicati guaribili tra i 5 e 35 giorni.