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La Nuova Sardegna, 1 agosto 2010

Il cortile dell’aria trasformato in teatro per ospitare un concerto e parlare di un libro che dice tutto nel titolo: “Liberi Dentro”. La letteratura che spalanca le porte di una prigione. Teatro all’aperto con prato verde sintetico, posti in piedi, in platea e nel loggione. Visi sorridenti. Le donne da una parte con una suora vincenziana, sorride pure lei nel suo abito celeste. Claque. Tatuaggi. Molti volti sardi. Gruppi di africani, altri sono dell’Est europeo. È la globalizzazione penitenziaria multietnica. Quelli che soffrono non si vedono. Sono rimasti nelle celle del carcere costruito dall’architetto Gaetano Cima a fine Ottocento nel colle di Buoncammino che dà il nome alla prigione del capoluogo dell’isola. Da dietro le grate panni stesi, detersivi, tante scarpe. E braccia che salutano. Di detenuti Buoncammino ne accoglie poco più di cinquecento, non è tra i più sovraffollati. “È il carcere che più di altri si apre all’esterno, è quello che in Italia svolge il maggior numero di manifestazioni culturali”, ha detto Sandro Marilotti direttore della giustizia minorile nell’Isola. L’occasione è offerta dal libro di un giornalista della Nuova Sardegna, Luciano Piras.
“Ne apprezziamo l’impegno civile, la serietà”, ha detto tra gli applausi il direttore del carcere Gianfranco Pala. Quando prende la parola l’autore è una ovazione: “Di voi si parla poco, non siete solo detenuti, siete extraterrestri, i diritti sanciti dalla Costituzione non sono applicati. Noi vogliamo aiutarvi a vivere di diritti, abbiamo il dovere della denuncia, vogliamo che siate accettati dalla società quando avrete scontato la pena”.
Le pagine del libro - 106, molte foto, molte poesie - sono interpretate dalla musica. Che diventa messaggio poetico con la voce di Gigi Sanna, pastore a Badde Manna di Nuoro e tenore in limba per l’Europa, leader di uno dei gruppi più impegnati, gli Istentales. Giuliano Marongiu - presentatore tv, studioso e conoscitore del folk sardo più puro - firma la regia della serata con professionalità elegante e sensibile. Cantano i detenuti. Debutta un coro che prende il nome di “Liberi Dentro”. È la prima per un “tenore” di detenuti della Barbagia. Cantano bene. Tanti gli applausi. È una battaglia vinta dagli Istentales e dal giornalismo. I concerti in carcere erano vietati. Il primo si tenne proprio a Buoncammino nel 2004.
Ieri è stata la seconda volta. Grandi meriti al direttore Pala e al suo staff. Poi concerti a Badu ‘e Carros, Mamone, Spoleto. Con gli Istentales che ricordano Osposidda, coinvolgono il pubblico con Barones sa tirannia, è straziante sentire l’ode per Luisa, Luisa Manfredi, assassinata a 14 anni a Lula. Sul palco parlano Maria Grazia Caligaris dell’Associazione “socialismo e riforme”, il presidente della commissione Diritti civili del Consiglio regionale Silvestro Ladu, la portavoce di “Antigone” Ursula Ruiu (“Dal 2009 abbiamo creato il difensore civico dei detenuti”).
Il presidente del tribunale Francesco Sette: “Ho ammirato la compostezza e la felicità dei detenuti per aver vissuto due ore di alto significato civile”. Altri cori. A s’andira, Deo no isco (io non so) di Peppino Mereu con le rime carabinieri-bancarottieri (in libertà). Gli Istentales chiudono con Vagabondo dei Nomadi. Un coro urla “lassù mi è rimasto Dio”. Sul palco Istentales e Piras. In cielo, sopra il cortile dell’aria, volteggiano tre gabbiani. Liberi. Fuori.