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Asca, 1 agosto 2010

Dopo il via libera di Alfano, Bertolaso e Matteoli al piano carceri del giugno scorso, continuano le dichiarazioni di malcontento e le forti critiche da più parti (ultime quelle della Cgil), per un provvedimento che metterebbe a dura prova la situazione dei penitenziari pugliesi e di quello leccese.
Il piano carceri dà infatti l’avvio alla costituzione di 11 nuove istituti e di 20 padiglioni in carceri già attive. Tale provvedimento, secondo la federazione a tutela dei lavoratori, se non accompagnato da una congiunta implementazione del personale di polizia penitenziaria, significherebbe aggravare una situazione già critica.
“Il personale di Polizia Penitenziaria in servizio nella Casa Circondariale è allo stremo. Il grave sovraffollamento di detenuti e le conseguenze che ne derivano in termini di carichi di lavoro, ormai inaccettabili per il personale di Polizia Penitenziaria, non può continuare a passare inosservato”, dichiara la segreteria aziendale Fp Cgil della casa circondariale di Lecce.
“Il Governo “ha scelto di non decidere” su come affrontare l’allarme che già da mesi lasciava presagire che la situazione del sovraffollamento, in mancanza di interventi preventivi, si sarebbe aggravata fino ad arrivare alla ormai difficilissima gestione del fenomeno. Il cosiddetto “piano carceri”, risorse finanziarie permettendo, aumenterà la capienza degli Istituti di altri 9-10.000 posti, senza peraltro un incremento dell’organico di Polizia Penitenziaria. L’assunzione “promessa” di 2.000 agenti, per la quale la Commissione bilancio della Camera non ha dato parere favorevole, qualora dovesse concretizzarsi non sarà sufficiente a sostituire le 2.500 unità che andranno in pensione nel prossimo futuro”.
Sul penitenziario di Lecce poi aggiunge: “La presenza di detenuti a Lecce ormai ha superato quota 1.450. Le numerose tipologie delinquenziali, le diversità culturali (gli stranieri sono all’incirca il 20%), le differenti situazioni sanitarie con numerosi tossicodipendenti, alcolisti o soggetti affetti da malattie psichiatriche (complessivamente oltre 100 detenuti) accrescono le difficoltà giornaliere e ne pregiudicano la sicurezza dell’Istituto e del personale che in esso vi opera. Negli ultimi tre anni, 50 poliziotti sono andati in pensione e non sono stati mai sostituiti; altri 10 invece, sono ancora impiegati per la sorveglianza ai varchi del Tribunale piuttosto che, in questa particolare situazione, in compiti istituzionali demandati al Corpo”.
“È un grido d’allarme della polizia penitenziaria che ci auguriamo venga ascoltato perché ogni soggetto interessato, Amministrazione Penitenziaria, Parlamentari e politici regionali, Asl, ognuno faccia la propria parte”.