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Secolo XIX, 7 agosto 2010

Questa la cronaca dell’episodio di violenza raccontata da Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto e commissario straordinario per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria - Sappe: “Nella tarda serata di ieri, un detenuto marocchino di 22 anni, malato di Hiv e che nei giorni scorsi si era già reso protagonista di analoghi gravi episodi, ha dato fuoco al materasso nella sua cella al primo piano della IV Sezione, con grave rischio per tutta la struttura detentiva. La situazione è ben oltre il limite della tolleranza.
Ora basta davvero: la misura è colma! Vogliamo per prima cosa esprimere la nostra solidarietà ai colleghi in servizio, 4 dei quali sono dovuti ricorrere alle cure dei sanitari per il rischio soffocamento, che hanno impedito che il fuoco ed il fumo sprigionatisi potessero provocare gravi conseguenze nel carcere di Genova Marassi. Ed è grave che ad aver fatto questo sia stato lo stesso detenuto straniero protagonista di un analogo episodio pochi giorni fa.
È davvero troppo. Cosa pensano di fare le istituzioni per tutelare gli agenti di Marassi? Di cos’altro hanno bisogno per intervenire? La carenza di personale di Polizia Penitenziaria a Marassi - oltre 150 Agenti in meno negli organici! -, il pesante sovraffollamento (quasi 800 detenuti presenti a Marassi - circa il 60% gli stranieri - rispetto ai 450 posti letto regolamentari, con le conseguenti ripercussioni negative sulla dignità stessa di chi deve scontare una pena in celle affollate oltre ogni limite) sono temi che si dibattono da tempo, senza soluzione, e sono concause di questi tragici episodi. Spesso, come a Genova Marassi, il personale di Polizia Penitenziaria è stato ed è lasciato da solo a gestire all’interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale e di tensione, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Le tensioni in carcere crescono in maniera rapida e preoccupante: bisogna intervenire tempestivamente per garantire adeguata sicurezza agli Agenti e alle strutture!
Perché ad esempio non si mandano i detenuti stranieri a scontare la pena nelle galere del Paese di provenienza, modificando anche l’attuale legislazione che prevede il paradosso del consenso delle persone interessate? Per ora ci sembra che le Autorità amministrative ma anche quelle politiche si fanno scudo della drammatica situazione penitenziaria attraverso il senso di responsabilità del Corpo di Polizia Penitenziaria; ma queste sono condizioni di logoramento che perdurano da mesi e continueranno a pesare sulle 39 mila persone in divisa per molti mesi ancora se non la si smette di nascondere la testa sotto la sabbia.
Quanto si pensa - conclude Martinelli - possano resistere gli uomini e donne della Polizia Penitenziaria che sono costrette a trascurare le proprie famiglie per garantire turni massacranti con straordinari nemmeno pagati? Quanto stress psico-fisico si pensa possa sopportare una persona in divisa costretta a convivere con situazioni sanitarie da terzo Mondo, esposta a malattie infettive che si ritenevano ormai debellate in Italia, ma che sono largamente diffuse in carcere, attenta a scongiurare suicidi, a schivare ma spesso anche a subire violente aggressioni da parte dei detenuti?”.