sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

di Massimo Numa

La Stampa, 7 agosto 2010

Ferragosto, tempo di tutto esaurito. Anche nelle carceri. Ma il provveditore regionale Vito Fabozzi non s’è perso d’animo. A Ivrea, dove l’istituto di pena ha da tempo superato i limiti della capienza, una soluzione s’è trovata: una branda in più in ogni cella. Va bene, i reclusi dovranno rinunciare al tavolino e a quel poco spazio ancora disponibile, ma pazienza. La legge europea prevede che ogni detenuto dovrebbe avere a disposizione almeno 7 metri quadrati, mentre in Italia, e pure nelle carceri piemontesi, lo spazio s’è ridotto a 3 o a 4. In alcune celle i detenuti possono alzarsi solo a turno, e le condizioni igienico-sanitarie, sia per i prigionieri che per la polizia penitenziaria le cui risorse sono ormai ridotte al lumicino, hanno ormai superato il livello di guardia.
Ma torniamo a Ivrea. Scrive il provveditore, con lettera protocollata del 2 agosto, nella sua prosa molto tecnica ma del tutto chiara, anche ai non addetti ai lavori: “Con riferimento alla precorsa corrispondenza, considerato che gli occupanti della sezione in parola godranno di un maggior numero di ore di permanenza all’esterno della camera detentiva, si conferma la necessità di installazione del terzo letto, escludendo soluzioni che prevedono castelli a tre posti. Pertanto, il terzo letto dovrà essere posizionato nella parete opposta ai castelli due posti, previo smontaggio del tavolino pensile e collocazione di un tavolino su gambe in altro posto. Data l’apertura della finestra, la postura prevista per l’occupante del terzo letto, sarà quella contraria rispetto alla tradizionale. Si resta in attesa di riscontri al riguardo...”.
Il segretario regionale Osapp, Gerardo Romano spiega che “non è tanto il piano ad essere sbagliato, anche se i detenuti saranno costretti a vivere in una specie di labirinto, ma è la politica generale dello Stato che non funziona più. La questione della “postura” del detenuto può anche far sorridere, ma la gestione delle carcere senza mezzi, senza risorse, senza prospettiva è già di per se una fonte di disequilibrio sociale. Non è con il terzo letto che si risolve il problema dell’affollamento”.
Parole dure. E la tensione i pericoli per gli agenti della polizia carceraria, aumentano con il trascorrere nei mesi. Con una lettera del 27 luglio, inviata a tutti i direttori delle carceri del Piemonte, viene sollevato il problema delle misure anti-evasione, dopo le recenti e clamorose fughe di detenuti, avvenute negli ultimi giorni. Scrive tra l’altro Fabozzi: “Nella quasi totalità dei casi i tentativi avvengono dalla cinta muraria... il muro di cinta non è presidiato in modo stabile e tale situazione può indurre i detenuti che avessero in animo di mettere in atto un progetto di evasione ad utilizzare la via del muro di cinta, identificato quale “punto debole” del sistema di sicurezza. Si è consapevoli dell’impossibilità... di garantire la sorveglianza continua e completa in tutti i presidi e pertanto è necessario operare alcune scelte...”. Quali? “I direttori dovranno garantire, al di là della predisposizione della vigilanza armata, lungo il muro di cinta, un’autopattuglia radio formata da 2 unità, ben visibile sia ai de-
tenuti che ad eventuali fiancheggiatori esterni. Detta autopattuglia opererà con il lampeggiante acceso ed effettuerà anche una ricognizione all’esterno di detto perimetro...”.