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Ristretti Orizzonti, 24 agosto 2010


Sono uno dei tanti genitori che hanno vissuto l’esperienza di un figlio in carcere per aver commesso sicuramente un errore, ma che porterà il segno di questa esperienza per tutta la vita.
La detenzione presso la Casa Circondariale di Ancona per fortuna è durata pochi mesi, ma ci ha fatto vedere una realtà che non è degna neanche del terzo mondo.
Non voglio entrare nella situazione vissuta all’interno, che conosco solo in parte da qual poco saputo da mio figlio, e che ritengo nessuno può conoscere fino in fondo, proprio perché anche i detenuti stessi non riescono ad esprimere la situazione vissuta.
Ma la sensibilità di un genitore credo possa vedere negli occhi e nei comportamenti dei propri figli i segni lasciati da questa esperienza che annulla la personalità e la mente.
Ma gli errori dei figli li fanno pagare duramente anche a noi genitori, ed ecco perché voglio cercare di portare una testimonianza che possa servire a qualcuno per riflettere.
Penso sia inutile parlare in questo dibattito della realtà del sovraffollamento del carcere di Montacuto, della mancanza di ogni rispetto umano, della difficoltà di qualsiasi contatto con l’esterno anche solo per la richiesta di un permesso, per l’invio di un fax/telegramma, della mancanza di qualsiasi forma di attività di relazione. Situazione comoda per i responsabili per non avere problemi e poter mostrare all’esterno una situazione tranquilla che tranquilla non lo è affatto. È una vergogna che in un paese cosiddetto “civile” si continui a parlare di riforma carceraria, leggi sulla sicurezza, garanzie dei diritti umani e poi si viva la realtà che molte delle persone che saranno presenti a questo dibattito bene conoscono.
Ci riempiamo la bocca di buoni propositi, ma poi che facciamo e cosa fanno le istituzioni?
Il personale che ho avuto modo di incontrare nelle lunghe ore di attesa per i colloqui sicuramente è nella maggior parte dei casi “umano” e non ha colpa della completa mancanza di organizzazione già visibile per i colloqui, anche perché la carenza di personale degli agenti di custodia è un altro degli argomenti tanto a cuore dei nostri amministratori locali, che ogni tanto pensano bene di farsi un po’ di pubblicità sui giornali con visite alla casa circondariale, peraltro senza nessun effetto reale.
Sicuramente si ritiene che i parenti dei detenuti siano persone che non lavorano, che possono stare mattinate intere in uno stanzone affollato in attesa del tanto sospirato colloquio perché intanto non hanno diritto anche alla propria vita; chiaramente giovani madri che si accollano viaggi in autobus con bambini piccoli e pacchi devono pagare in qualche modo gli errori delle persone a cui vogliono bene.
E poi, se si riesce ad entrare (visto lo spazio dedicato ai rapporti con i familiari sempre nel tema “cittadino dentro e fuori”) è ancora più aberrante la modalità di colloquio, con un bancone di marmo e qualche seggiolino nelle due parti visitatori/detenuti che sono comunque inutili visto che le persone sono attaccate una all’altra e per parlare con il congiunto occorre urlare e avvicinarsi il più possibile sopra il bancone.
E questo riteniamo possa essere considerato rispetto delle persone? Ma come è possibile che non si possano predisporre spazi più umani dove si possa veramente mantenere il rapporto fisico e verbale con i propri cari?
La cosa che mi dispiace di più non poter essere presente a questo dibattito è quello di non poter incontrare la Sig.ra Castellano, che nel suo libro è riuscita a dare un’idea di quello che ha ottenuto in termini di reali cambiamenti.
È un libro vero, molto rispondente alle realtà italiane, e penso che molti responsabili delle istituzioni italiane dovrebbero leggerlo e imparare ad assumersi le responsabilità affinché veramente si possa ricominciare da dentro il carcere un percorso di vita da continuare nella socialità esterna.
Un grazie particolare e pubblico va a tutti i volontari della Caritas Ancona Osimo, che si adoperano in modo fattivo e vero nell’aiuto ai carcerati e alle loro famiglie, ma che vengono spesso bloccati in ogni iniziativa proposta a sostegno dei detenuti. Sono state le uniche persone di riferimento in questo bruttissimo periodo che ci hanno aiutato in tutto quello che era possibile e soprattutto ci hanno ascoltato.
Un grazie a tutti loro anche per l’impegno profuso in questa iniziativa, che ci auguriamo possa essere veramente un aiuto per costruire un confronto serio tra gli organismi regionali a sostegno delle persone con problemi di giustizia.

 

Lettera firmata