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Il Messaggero, 24 agosto 2010

Non è solo colpa dell’estate. Non è solo colpa della disperazione, di errori commessi e non superati se non con la fuga verso la morte. I suicidi in carcere sono diventati una piaga e con il giovane di 30 anni impiccatosi a Parma si è saliti a quota 42 dall’inizio dell’anno. Si trattava di un detenuto italiano al quale mancavano meno di due anni di carcere per espiare totalmente la sua pena. Il problema è più complesso e tocca anche le strutture penitenziarie, l’organizzazione dei servizi, la proporzione tra il personale di sorveglianza e la popolazione detenuta. Un problema di qualità della pena, se vogliamo. Un problema che si evidenzia ed esplode in penitenziari dove il sovraffollamento assume dimensioni drammatiche, il tutto a fronte di strutture carcerarie, anche nuove come quella di Rieti, dove invece le potenzialità sono sfruttate sì e no per un terzo. E questo per l’assoluta mancanza di personale.
Sull’emergenza sono ieri di nuovo tornati i sindacati di categoria del Sappe e della Uilpa, evidenziando come “ sarebbe stato opportuno approvare definitivamente il disegno di legge Alfano sulle pene detentive brevi, prima della pausa estiva. Approvazione che avrebbe portato il corpo di polizia penitenziaria ad avere i 2mila agenti di cui si parla ormai da due anni”.
“In Italia - spiega il segretario nazionale del Sappe, Giovanni Battissti Durante - ci sono circa 6mila posti detentivi inutilizzati per mancanza di agenti. Infatti ne mancano 6.500 dalle piante organiche. Sarebbe quindi opportuno prevedere l’assunzione di almeno altri 3mila agenti di polizia penitenziaria, oltre ai 2mila già previsti, in modo da poter aprire tutte le strutture ancora chiuse, come quella di Trento, Ancona, Rieti e il centro clinico di Catanzaro e tanti altri”.