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Ansa, 9 settembre 2010

La struttura doveva essere chiusa nel 2001. Il direttore Mongelli: "Situazione limite anche perché si ricorre alla carcerazione quando non ce ne sarebbe bisogno". In Italia sovraffollamento generalizzato. A Varese i detenuti sono il triplo di quelli previsti: 120 contro i 44 della "soglia regolamentare" e i 90 della "capienza tollerabile", al di sopra della quale si può parlare di emergenza. Il tutto in un carcere che secondo le direttive del governo, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale nel 2001, doveva essere già chiuso in quanto obsoleto. Quello del carcere di Varese è un caso limite, che rispecchia però la situazione sempre più allarmante delle prigioni italiane. Secondo i dati del ministero della Giustizia, aggiornati al 31 agosto, in tutte e venti le regioni italiane la somma dei detenuti supera la capienza prevista, mentre in undici si supera anche la soglia "tollerabile". Tra queste la Lombardia, che ospita 9.255 reclusi a fronte dei 5.673 regolamentari e degli 8.737 della soglia limite.
Nella prigione di Varese ogni detenuto ha poco più di 3mq a disposizione: "Abbiamo 44 celle da 10mq circa bagno compreso - spiega il direttore del carcere Gianfranco Mongelli - per regolamento ogni cella dovrebbe ospitare una sola persona, mentre ora ne abbiamo tre in ognuna". Se il dato sui suicidi rimane basso (l'ultimo nel 2004), e gli atti di autolesionismo costanti (7 nel primo semestre 2010, contro gli 8 dello stesso periodo 2009), spiega, "è perché in un carcere di piccole dimensioni è più facile mantenere rapporti umani con i detenuti". Ma la situazione rimane molto delicata. E da risolvere, come? Secondo Mongelli, "occorre costruire nuove strutture, ma anche riflettere sul fatto che in Italia si condannano al carcere persone che potrebbero meglio essere recuperate fuori. Perché la riabilitazione del detenuto avviene sempre nella società e non nella prigione".
Al tribunale di Varese ora mancano anche i due giudici di sorveglianza che concedono i permessi ai detenuti, quindi le pratiche devono essere sbrigate dai tribunali di Milano e Pavia. "Una situazione che per ora non ha creato ritardi e disagi particolari per i detenuti, ma che è necessario che il Csm risolva al più presto, per evitare che peggiorino ulteriormente le condizioni di vita dei detenuti", spiega il direttore.