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Il Piccolo, 13 settembre 2011

L’Austria ha scelto la strada dei bracciali elettronici alla caviglia per liberare le carceri dal sovraffollamento. Come altri Paesi europei. Come l’Italia. Ma, a differenza dell’Italia, dove dopo 9 anni siamo ancora in una fase sperimentale - in cui pare che non si sperimenti nulla, salvo pagare un canone di 10 milioni all’anno alla Telecom - in Austria l’introduzione dei bracciali è divenuta operativa questo mese e dovrebbe essere definitiva.
Il provvedimento, che modifica il regime dello stato detentivo, è limitato ai condannati che debbano scontare una pena inferiore a un anno (in Italia gli anni sono 4) o che si trovino agli arresti in attesa di giudizio. La commutazione della pena detentiva in arresti domiciliari monitorati attraverso il bracciale elettronico va richiesta alla direzione dell’istituto di pena che ospita il detenuto o alla magistratura competente, per chi si trova in carcere in attesa di giudizio o abbia presentato appello contro una sentenza di primo grado.
La concessione non è automatica. Il richiedente deve dimostrare di avere una casa dove abitare. E, nel caso vi siano dei conviventi, è richiesto il loro consenso. Deve dimostrare, inoltre, di avere un lavoro che gli consenta un reddito di almeno 600-700 euro al mese o superiore, se obbligato a fornire gli alimenti ad altri componenti della sua famiglia. I detenuti che già percepiscono una pensione non devono cercare un lavoro, ma sono obbligati comunque a svolgere gratuitamente un’attività socialmente utile.
Insomma, uscire dal carcere con il bracciale al piede non sarà tanto facile in Austria. E non perché, come in Italia, insorgano problemi di ordine burocratico (da noi il progetto di fatto è fallito fin dall’inizio per difficoltà procedurali o per mancanza di bracciali dov’erano stati richiesti), ma per le condizioni piuttosto severe poste dal legislatore. Proprio per superare tali difficoltà, la magistratura sarà affiancata in questo compito dal Verein Neustart (il nome significa “associazione nuova partenza”) che dovrà verificare l’esistenza dei requisiti posti dalla legge o fare in modo che i detenuti riescano a procurarseli.
Chi beneficerà del bracciale dovrà rispettare uno speciale “profilo di sorveglianza”, elaborato su misura per ciascun condannato. Il profilo stabilirà se la persona dovrà restare permanentemente nel suo domicilio o se in determinati giorni e ore potrà recarsi a visite mediche o al lavoro. In ogni caso, l’allontanamento da casa non potrà superare le 38,6 ore settimanali. Se la persona uscirà dal perimetro fissato nel suo profilo o tenterà di sfilare il bracciale dalla caviglia, scatterà l’allarme nella centrale di controllo e la polizia interverrà immediatamente per riportare l’individuo in carcere.
Nel primo giorno di entrata in vigore del provvedimento risultavano presentate una cinquantina di richieste, che probabilmente troveranno accoglimento già nei prossimi giorni. Il ministero della Giustizia stima che annualmente possano essere 500 le persone che in questo modo potranno uscire dal carcere. Il vantaggio sarà duplice. Da un lato si ridurrà l’affollamento, dall’altro si risparmieranno risorse. Si calcola che ogni detenuto in Austria costi allo Stato 100 euro al giorno, mentre i detenuti a domicilio con bracciale elettronico costeranno 22 euro. Non solo: quei 22 euro dovranno essere rimborsati dai detenuti, se il loro reddito glielo consente.