sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   
Ansa, 13 settembre 2010

“Siamo ormai giunti al 47° suicidio nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno. Non tutti avevano dinanzi a sé ancora una lunga pena da scontare e allora viene da chiedersi perché non si è preferito sopportare temporaneamente quelle condizioni atroci e disumane, in attesa di riacquistare di lì a poco la libertà. È quanto afferma in una nota Giuseppe Maria Meloni dell’Associazione Clemenza e Dignità.
“Il sovraffollamento, - prosegue - e in genere le condizioni disumane di vita, certamente rendono il tunnel della detenzione ancora più buio e insopportabile, contribuiscono in maniera determinante a bruciare le risorse fisiche e psichiche dell’individuo, ma è molto probabile che alla base di tutto ci sia pure una generale perdita di speranza, in questo caso la speranza di poter cambiare in meglio la propria esistenza anche una volta usciti dal carcere.
Quello della speranza del resto - osserva - è un tema fondamentale per ogni individuo, religioso o non credente che sia. La speranza - aggiunge - può assumere indubbiamente una dimensione più pregnante se vissuta in concomitanza ad una esperienza religiosa, ma tutti comunque sperano: i giovani sperano di trovare un posto di lavoro, di sposarsi con la persona amata, i meno giovani sperano di poter continuare a mantenere dignitosamente la propria famiglia, gli anziani sperano in una vecchiaia serena, i malati sperano di guarire, i sani sperano di non ammalarsi. Se la vita - sottolinea - è un diritto inviolabile dell’uomo, la speranza è il vero motore della vita, un autentico cuore che batte. La speranza, più dell’intelligenza, è forse il più strategico bene immateriale dell’essere umano.
Ora, - rileva - ai detenuti in particolar modo, ma anche ai giovani, agli immigrati e a tante altre categorie di soggetti socialmente deboli, può capitare come sta accadendo molto diffusamente, di essere vittime di meccanismi più grandi di loro che ne uccidono praticamente ogni speranza. Per questo, - conclude Meloni - per tutelare l’uomo nella sua interezza e anche oltre la sua fisicità, per rafforzare la posizione dell’individuo, oggi divenuta insignificante e ininfluente dinanzi ai grandi interessi globalizzati, sarebbe opportuno e importante, introdurre anche solo simbolicamente tra i diritti inviolabili dell’essere umano, il diritto alla speranza, il diritto a poter maturare con fiducia una aspettativa, il diritto a poter coltivare una aspirazione, il diritto a potercela fare”.