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Redattore Sociale, 30 settembre 2010

A seguito della diffusione delle cifre complessive del panorama penitenziario, la Uil Pa Penitenziari ha illustrato alcuni dettagli in merito alla situazione regionale. Negli istituti penitenziari della Toscana si trovavano ristretti 4571 detenuti a fronte di una capacità ricettiva pari a 3219, per un indice di sovraffollamento pari al 42 per cento.
“Vista la perdurante disattenzione della politica e dei politici verso una delle più gravi emergenze nazionali - ha affermato Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Pa Penitenziari - vogliamo, per l’ennesima volta, rendere di pubblico dominio i numeri che certificano lo stato comatoso in cui versano gli istituti penitenziari. Ancora una volta lanciamo un disperato grido di allarme e un sentito appello perché la società e la stampa prendano coscienza del dramma penitenziario. Le incivili, disumane e degradate condizioni di detenzione cui si coniugano penalizzanti ed infamanti condizioni di lavoro, fanno della questione penitenziaria una vera emergenza sanitaria, umanitaria, sociale e di ordine pubblico”.
Il carcere di Firenze, Sollicciano, risulta essere l’istituto penitenziario che Toscana presenta il maggior indice di sovraffollamento (101,2 per cento) ed occupa la 32esima posizione nella speciale classifica nazionale del sovraffollamento.
Il dettaglio di atti violenti o di autolesionismo confermano il quadro denunciato dai sindacati: dal 1 gennaio ad oggi, infatti, negli istituti toscani, si sono registrati ben tre suicidi e nove tentati suicidi. Ben cinquecento gli atti di autolesione e undici le aggressioni in danno di poliziotti penitenziari. Pesanti anche le condizioni di vita nelle carceri di Livorno, Porto Azzurro, Prato, San Gimignano e Massa. In merito a questa situazione di degrado pressoché assoluto, la Uil è tornata a chiedere un incontro con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. “Forse convocare un tavolo con le rappresentanze sindacali - ha sottolineato Sarno - potrebbe aiutarlo a definire il quadro reale della situazione e portarlo a ritrovare il bandolo della matassa. Potrebbe essere un ultimo, disperato, tentativo di riprendere il controllo di una situazione che gli è sfuggita di mano anche perché è gestita, malissimo, da persone che hanno certificato la propria inettitudine ed incompetenza”.