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Il Mattino di Padova, 1 ottobre 2010

Allarme rosso nella casa circondariale di Padova che ha toccato i 270 ospiti contro una capienza massima di 96. La lettera inviata dalla direttrice Antonella Reale alle autorità competenti per denunciare l’emergenza, di fronte a una “quasi rivolta” dei detenuti sfiorata il 21 settembre scorso, non aggiunge nulla di nuovo: è quanto ribadisce chi, di carcere, se ne occupa quotidianamente. “Lo scorso aprile il sindaco di Pordenone firmò un provvedimento per ordinare agli uffici responsabili di riportare entro un mese a 53 unità, ovvero alla capienza massima prevista, il numero dei detenuti rinchiusi nella casa circondariale pordenonese.
Fu un atto giustificato dalle gravi carenze igienico-sanita-rie che il sovraffollamento comportava - spiega l’avvocato Annamaria Alborghetti, presidente della Camera penale di Padova - Forse un atto un po’ provocatorio... Certo, se tutti i sindaci adottassero un’ordinanza analoga, Dap e Ministero della Giustizia finalmente si troverebbero costretti a intervenire, non limitandosi a sfornare generici piani carceri mai attuati”. Insomma finora nessuno ha mai fatto davvero nulla. “Non si è ancora agito a livello normativo per rendere più facile l’accesso alle misure alternative - avverte l’avvocato Alborghetti.
A Padova le Camere penali e altre associazioni (Giuristi democratici, Magistratura Democratica, Ristretti orizzonti, Antigone, Adi, Beati i costruttori, Cgil polizia penitenziaria), hanno presentato delle proposte per ridurre il sovraffollamento”. Nessuna risposta. “Adesso ci attiveremo di nuovo - conclude Alborghetti - Intanto esprimiamo solidarietà alla direttrice Reale che sa lavorare bene e dialogare con tutte le componenti, dagli agenti di custodia ai detenuti”.
Solidarietà alla direttrice Reale è manifestata anche dall’avvocato Leonardo Arnau dei Giuristi democratici: “Ha saputo dimostrare capacità professionali pure in momenti difficili. Al di là di ciò, la sua lettera fotografa la realtà: è noto che la direttrice e la polizia penitenziaria si trovano tutti i giorni a gestire una situazione complicata”. Il problema di fondo, rileva l’avvocato Arnau, “è che il Governo ha proclamato lo stato di emergenza delle carceri italiane nel febbraio 2010, nominando commissario straordinario il dottor Ionta, capo del Dap. Tuttavia, a fronte di provvedimenti formali, nei fatti non c’è stato alcun atto concreto per risolvere il problema del sovraffollamento. Ne è prova il decreto Alfano “sfolla-carceri”: è stato bloccato”.