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Il Mattino di Padova, 1 ottobre 2010

È martedì 21 settembre: i detenuti della Casa circondariale di Padova, stipati oltre ogni umana sopportazione, non ne possono più. E si ribellano. Rifiutano il pasto e cominciano a “battere” sulle inferriate e sulle porte blindate che chiudono le celle. Per gridare rabbia, stanchezza, malessere. È quasi rivolta. Poi una delegazione viene ricevuta dalla direttrice, Antonella Reale, da sempre abituata al dialogo.
E torna la calma. Per quanto? Nel carcere, destinato ai reclusi in attesa di giudizio, è allarme rosso: 270 ospiti contro una capienza di 96. I letti a castello arrivano fino a quattro livelli, con il rischio di cadere e di riportare contusioni o fratture per chi dorme all’ultimo “piano” senza essersi legato. Non c’è più un centimetro quadrato di pavimento libero per appoggiare un materasso. Si è toccato il record. Eppure un record era stato raggiunto ad aprile con 252 presenze. E poco più tardi, a maggio, con 264 detenuti.
Oggi si è ben oltre quella cifra mai raggiunta prima. E dove va a finire la sicurezza, anche quella da garantire ai reclusi nel caso accada qualche incidente (un incendio, per esempio) tra quelle mura blindate? La denuncia è firmata dalla stessa direttrice Reale che, ancora una volta, ha preso carta e penna inviando una drammatica richiesta d’aiuto (lettera protocollo n. 14318 a limitata divulgazione, datata 21 settembre 2010) alla Direzione generale detenuti e trattamento Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria di Roma, al Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria per il Triveneto con sede a Padova e, per conoscenza, al Magistrato di sorveglianza e al prefetto Ennio Mario Sodano.
“Nella tarda mattinata i detenuti della casa circondariale, dopo aver rifiutato il vitto dell’Amministrazione, hanno iniziato a battere violentemente sulle sbarre delle inferriate e i blindi delle celle con ogni genere di suppellettile. La protesta, motivata dalle insopportabili condizioni di sovraffollamento, partita dalla prima sezione, si è estesa rapidamente a tutto l’istituto e ha assunto subito un carattere di gravità - scrive la direttrice Reale - Alla data odierna l’istituto, a fronte di una capienza regolamentare di 96 e tollerabile di 140, ha raggiunto la cifra record di 270 presenze”.
Poi rileva con umana partecipazione e preoccupazione: “Ormai davvero non c’è più posto neppure per mettere materassi a terra e quindi la rabbia dei detenuti è umanamente comprensibile”. Obiettivo della direttrice è stato evitare che la situazione degenerasse: “Insieme al comandante e al responsabile dell’area trattamentale ho incontrato una delegazione di reclusi e, dopo una lunga trattativa, la protesta è temporaneamente rientrata - puntualizza - I detenuti, però, hanno chiesto che i superiori uffici dipartimentali e l’opinione pubblica siano informati delle condizioni impossibili in cui sono costretti a vivere. Si segnala che l’estate era trascorsa in un clima relativamente tranquillo grazie a continui e ininterrotti sfollamenti decisi dal provveditore... mantenendo le presenze attorno alle 230 unità”.
Ora “270 persone stipate in così poche celle sono una condizione assolutamente non ipotizzabile”. La direttrice avverte: “Non si è in grado di dire che cosa potrà succedere nei prossimi giorni se i numeri delle presenze non dovessero scendere drasticamente e rapidamente”. Non a caso “Ristretti Orizzonti”, la rivista dei detenuti padovani, segnala che le carceri italiane risultano le più affollate d’Europa: si sta peggio solo in Bulgaria.