sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   
di Valentina Ascione

Gli Altri, 1 ottobre 2010

Per tutti è “la nonnina”. Così l’hanno soprannominata le compagne di Buoncammino. Chiunque la conosce nel carcere cagliaritano. E chi l’estate scorsa l’ha incontrata, la descrive come un personaggio leggendario. Un concentrato di simpatia, sempre pronta a dispensar consigli alle detenute più giovani. Un bel da fare, visto che Silvana Malu, originaria di Cagliari, di anni ne ha 77.
In galera da 20 mesi, e davanti altri 30 da scontare, la nonnina però non ce la fa più. E chiede di poter scontare il resto della pena a casa. La sua età e la sua salute sono chiaramente incompatibili con la detenzione. Ma non si tratta di banali acciacchi legati all’anzianità, per quanto anche quelli basterebbero da soli a chiedersi cosa ci faccia una settantasettenne in carcere. In uno dei più difficili della Sardegna, tra l’altro, se non d’Italia. Silvana, infatti, soffre di numerosi gravi disturbi: tra cui cardiopatia ipertensiva, aneurisma dell’aorta addominale, iper colesterolemia, steatosi epatica e infezione delle vie urinarie.
Si racconta che avesse imparato a fabbricarsi da sola dei pannoloni, ritagliando alcuni stracci o lenzuola. Pannoloni di fortuna, certo, ma su misura, dal momento che quelli che le davano in carcere erano sempre troppo piccoli o troppo grandi. L’ingegno, però, non basta a sopportare i disagi della vita dietro le sbarre. Né bastano a lenire la sofferenza le attenzioni, le cure che pure gli agenti penitenziari e i medici le riservano. Nel corso dei mesi le sue condizioni sono andate via via peggiorando, fino a dare segni di un inizio di demenza senile. Silvana non può più restare in carcere. E non vuole.
Tanto da arrivare - ha fatto sapere Maria Grazia Caligaris presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme - a rifiutare le terapie, non sapendo più come denunciare il proprio malessere. Sebbene sia previsto che gli ultrasettantenni possano scontare la pena in strutture alternative al carcere, l’anno scorso l’anziana donna si è vista respingere la richiesta di differimento. Richiesta che l’avvocato ha presentato nuovamente, alla luce del suo peggioramento, e che si spera venga finalmente accolta.
Intanto il caso di Silvana Malu è sbarcato in Parlamento, dove la deputata Rita Bernardini e i colleghi radicali hanno depositato un’interrogazione ai ministri della Giustizia e della Salute per sapere quali provvedimenti intendano adottare per far fronte a quella che appare come una palese violazione dei diritti fondamentali della detenuta. In primis il diritto alla salute. La storia della nonnina di Buoncammino è emblematica di tante altre, ugualmente drammatiche, che,spesso restano prigioniere con i loro protagonisti tra le mura di un carcere. Storie di ordinaria follia, di fronte al soffocante sovraffollamento delle galere. Storie da cui partire, se davvero si intende risolverlo.