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di Stefano Anastasia

 

Terra, 1 ottobre 2010

La rassegna stampa quotidiana di Ristretti Orizzonti di martedì scorso (www.ristretti.org) ha messo in fila, una dietro l’altra, la denuncia di Riccardo Arena (www.radiocarcere.com) sulla settimana di morti in carcere e l’aggiornamento delle agenzie di stampa sul disegno di legge per la detenzione domiciliare a fine pena.
Da una parte la tragedia: 4 ragazzi tra i 22 e i 27 anni che si uccidono lungo lo stivale delle prigioni (Belluno, Venezia, Ancona, Reggio Calabria). Dall’altra la compassata pantomima delle istituzioni, che fanno surplace, in attesa degli eventi, cercando di non esserne travolti.
Naib ci aveva provato più volte, mentre Mirco si è suicidato alla vigilia di una udienza per resistenza a pubblico ufficiale che avrebbe potuto prolungargli la pena in scadenza per un furto d’auto. Degli altri i dettagli noti sono circostanziali (quando? come?…): c’è sempre un modo per togliersi la vita, se si decide di farlo.
Intanto, a Palazzo Madama, nella raccolta saletta della Commissione giustizia, il Presidente Berselli (quello che a inizio legislatura presentava un disegno di legge per farla finita con le misure alterative e chiudere tutti, e il più a lungo possibile, in carcere) annunciava la prossima audizione del Capo Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, nonché Commissario straordinario di Governo all’emergenza carceri. Si discute, appunto, del ddl per la detenzione domiciliare a meno di un anno di pena e l’occasione val bene un conciliabolo con il pluridecorato magistrato a cui sono affidate le sorti delle nostre carceri.
Qualcuno obietta nel merito: la detenzione domiciliare già esiste, e per pene fino ai due anni, perché inventarne una speciale e non semplificare l’accesso a quella esistente? Ma la parola definitiva la dice il Sottosegretario Caliendo: se e quando il Parlamento dovesse approvare definitivamente il disegno di legge, rispetto alla originaria previsione di 4.000-5.000 potenziali beneficiari, solo 1.500 - 1.700 detenuti potranno lasciare il carcere per andare a chiudersi in casa. Se il resto del quadro restasse immutato, i detenuti si ridurrebbero da 68.598 (tanti erano al 20 settembre) a circa 67.000. Di fronte a 44.745 posti detentivi regolamentari, il tasso di sovraffollamento si ridurrebbe dall’attuale 153,31% a un ben più comodo 149,74%! Sai che vita!
In memoria di Naib, Bruno, Ajoub e Mirco, e delle decine che sono morti in carcere prima di loro, non è il momento di chiedere a Governo e Parlamento di fare altro per affrontare l’emergenza carceri, di fare qualcosa di radicalmente diverso dalle chiacchiere spese negli ultimi due anni su fantomatici piani straordinari che nulla hanno prodotto e nulla promettono di produrre?