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La Sentinella, 7 ottobre 2010

Sette anni sotto processo e la vita sconvolta da un’accusa pesantissima: istigazione alla corruzione. Un’accusa infamante per un dipendente dello Stato, in questo caso due agenti della polizia penitenziaria in servizio, all’epoca dei fatti, nella casa circondariale di Ivrea. Si tratta di Pasquale Gallo, 41 anni, e Natale Scandamarro, di 37. Martedì mattina il giudice Ivana Peila li ha assolti perché il fatto non sussiste.
La procura della Repubblica, attraverso il pubblico ministero Francesco Saverio Pelosi, aveva chiesto una condanna a nove mesi. “Finalmente è stata fatta giustizia - commenta a caldo Pasquale Gallo , difeso dagli avvocati Mario Benni ed Enrico Scolari -. Ho vissuto un incubo lungo sette anni per una vicenda inesistente.
Ho sofferto tanto sia sul posto di lavoro sia in famiglia. L’amministrazione penitenziaria mi aveva anche sospeso dal servizio per due mesi. Oggi, finalmente, giustizia è stata fatta”. Pasquale Gallo da tempo ha lasciato la città. Oggi lavora nel carcere di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro. “A Ivrea il clima era diventato irrespirabile. È stato meglio andare via”. Uno dei suoi avvocati, Enrico Scolari, annuncia che il suo cliente farà ricorso alla legge Pinto. “In questa vicenda giudiziaria ci sono tutti gli estremi per chiedere allo Stato un indennizzo. Questa vicenda giudiziaria è andata ben oltre i tempi della ragionevole durata del processo”. L’altro imputato, Natale Scandamarro, difeso dagli avvocati Pio Coda e Leo Davoli, non era presente in aula. Anche lui da qualche anno è andato via da Ivrea. Vive in Puglia e ha lasciato la polizia penitenziaria. Scandamarro era accusato, oltre che di istigazione alla corruzione, di rilevazione e utilizzazione di segreti di ufficio.
Secondo l’accusa, mossa da un detenuto del carcere di Ivrea, Scandamarro gli avrebbe chiesto, ripetutamente e con insistenza, 10 mila euro in cambio di un trattamento di favore. A fronte di quei soldi, l’agente di polizia penitenziaria lo avrebbe rifornito di beni come sigarette, liquori e profumi. Non solo, Scandamarro avrebbe avvertito il detenuto dell’imminente perquisizione che i suoi colleghi stavano per effettuare nella sua cella. Stessa ipotesi di istigazione alla corruzione anche per Gallo che però avrebbe chiesto una somma inferiore, 3.500 euro. Tutte le accuse sono cadute “Perché il fatto non sussiste”.