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Redattore Sociale, 12 ottobre 2010

Domani la presentazione dell’indagine sul livello di percezione degli italiani, ma il sindacato autonomo della polizia penitenziaria rileva il mancato invito e ricorda la mancanza di tutela e di un ufficio comunicazioni esterne.
Misurare il livello di percezione dei cittadini riguardo la Polizia Penitenziaria e il sistema penitenziario nel suo complesso. Con questo scopo è stato commissionata dal Dap, e verrà presentata domani a Roma (presso la sede del Museo criminologico) un’indagine quantitativa sulla popolazione italiana.
Saranno presenti all’incontro Franco Ionta, capo dell’amministrazione penitenziaria, Antonio Noto, direttore generale dell’Ipr Marketing, Chiara Simonelli e Simona Landolfi dell’Università Roma Tre e Ornella Favero, direttore della rivista Ristretti Orizzonti. Manca, però, un rappresentante della Polizia penitenziaria. Cosa, questa, che ha fatto scattare la protesta del Sappe, il Sindacato autonomo della stessa Polizia penitenziaria, molto critico anche sull’operato del Dap in questi anni. Ma andiamo con ordine.
Dicevamo dell’indagine. “Quella di misurare il livello di percezione dei cittadini - afferma una nota del Dap - è un’esigenza scaturita dal quotidiano rapporto con gli organi di informazione, che, pur dedicando uno spazio consistente alla questione carceraria, prevalentemente indirizzano tale attenzione verso il verificarsi di eventi critici. È evidente che gli eventi critici (suicidi, sovraffollamento, risorse di bilancio insufficienti, ecc.) sono la spia di una sofferenza del sistema e quindi oggetto di cronaca e approfondimento.
A fronte, quindi, di una doverosa informazione sulle condizioni del sistema penitenziario, si rileva che spesso tale attività informativa appare squilibrata verso altri ambiti(…). Altro punto su cui occorre soffermarsi, e che è stato il focus del sondaggio, è la percezione che i cittadini hanno del Corpo di Polizia Penitenziaria (…).
Quello che emerge, è che il livello di conoscenza reale del sistema e della Polizia Penitenziaria è debole se il rapporto è ostacolato da una scarsa conoscenza. In tal caso agisce con maggiore vigore la forza del pregiudizio, inteso come l’utilizzo di un sapere precostituito e non verificato rispetto a un’informazione diretta e di prima mano. La Polizia Penitenziaria, che soffre di una insufficiente visibilità in gran parte dovuta alla specificità delle proprie funzioni, paga, spesso, un debito di riconoscibilità e di immagine”.
Le anticipazioni dell’indagine, come detto, non piacciono però al Sappe. Il segretario generale, Donato Capece, rileva che “i dati che emergono non fanno che raccogliere tutto il lavoro non fatto in questi anni dal Dap e in particolare dall’Ufficio Stampa e relazioni esterne posto alle dirette dipendenze del Capo dell’Amministrazione penitenziaria Franco Ionta”.
Per Capece, “di segnali positivi ce ne sono stati in passato. Ci riferiamo alla creazione, sulla carta, dell’ufficio per le relazioni esterne e l’intenzione, che risale addirittura al 2000, di istituire analoghe strutture decentrate presso ogni Provveditorato regionale. Lo stesso Ionta, in occasione del suo insediamento a capo del Dap, tenne a precisare che lui era e si considerava anche il Capo della Polizia penitenziaria. La realtà è ben diversa, a cominciare dal fatto che alla presentazione di domani interverranno tutti fuorché la Polizia penitenziaria. Ci sembra una disattenzione non da poco perché si aggiunge a tutte le altre che la Polizia penitenziaria è costretta a subire da parte del Dap”.
E continua: “Lo stesso sondaggio di cui stiamo parlando - rispetto ai cui costi sostenuti, peraltro, è già stata presentata una interrogazione parlamentare alla Camera dei Deputati - è stato annunciato dieci mesi fa (anche allora senza la partecipazione della Polizia penitenziaria) ed è analogo ad uno studio effettuato nel 2004 di cui non si è mai saputo nulla. Lo studio del 2004 doveva portare alla stesura del piano della comunicazione, ma fino ad ora siamo stati costretti a subire l’assoluta incapacità del Dap di rappresentare all’opinione pubblica, le attività e i compiti del Corpo di Polizia penitenziaria”.
Conclude Capece: “Da anni siamo costretti a subire umiliazioni e assoluta mancanza di tutela quando i media ci appellano con frasi e termini vecchi, vetusti e talvolta offensivi. Basti considerare lo stato di abbandono in cui versa il sito web ufficiale della Polizia penitenziaria, per non parlare del fatto che nel comitato di redazione della rivista ufficiale del Dap non compare nessun poliziotto, fino ad arrivare a conferenze stampa come quella che si svolgerà domani, in cui la Polizia penitenziaria viene deliberatamente esclusa. Da oggi chiediamo l’attivazione di un ufficio stampa e relazioni esterne della Polizia penitenziaria, gestito dalla Polizia penitenziaria, con personale qualificato per tali compiti, che sappia finalmente iniziare ad informare i cittadini sull’importanza sociale della nostra professione e dare dignità professionale ai poliziotti penitenziari che ogni giorno rischiano la vita negli istituti penitenziari italiani”.