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Il Velino, 12 ottobre 2010

“Oggi il presidente della Repubblica ha autorevolmente sottolineato come l’eccessiva durata dei processi mina la fiducia dei cittadini nel servizio giustizia”. È quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria.
“Auspichiamo che questa importante considerazione non cada nel vuoto, come invece accadde una volta approvato l’indulto quando il capo dello Stato chiese interventi strutturali per modificare il sistema penitenziario. Abbreviare i tempi della giustizia è fondamentale se si considera che già oggi, nelle carceri italiane, abbiamo più di 30mila persone imputate (perchè in attesa di primo giudizio, appellanti e ricorrenti).
Altrettanto importante - continua - è che la maggioranza del Paese ed il suo legittimo Governo mettano concretamente mano alla situazione penitenziaria del Paese, ormai giunta ad un livello emergenziale. La situazione di tensione che si sta determinando in molti istituti penitenziari del Paese, fatta di aggressioni al personale di Polizia Penitenziaria, suicidi di detenuti e continui atti di autolesionismo, risse e manifestazioni di protesta dei detenuti, rischia di degenerare.
Credo quindi che l’Esecutivo Berlusconi ed il Parlamento tutto non possano e non debbano perdere ulteriore tempo ma si debba prevedere interventi urgenti e non più procrastinabili, considerato anche che il Corpo di Polizia penitenziaria è carente di più di 6 mila unita e che oggi ci sono in carcere quasi 69 mila detenuti, che diventeranno più di 70mila entro la fine dell’anno, a fronte di circa 44 mila posti letto. Triste record: è infatti il più alto numero di detenuti mai registrato nella storia dell’Italia”.
Capece aggiunge che: “Il Sappe, il sindacato più rappresentativo del Corpo, auspica una urgente svolta bipartisan di Governo e Parlamento per una nuova politica della pena quanto più possibile organica e condivisa. Una nuova politica della pena, necessaria e non più differibile, che ripensi organicamente il carcere e l’istituzione penitenziaria”.