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L’Unione Sarda, 18 ottobre 2010

Da ieri i detenuti del carcere di San Sebastiano devono scegliere con cura il momento in cui ammalarsi; in caso contrario rischiano di non poter essere soccorsi da nessun medico.
L’assistenza sanitaria nell’istituto di pena sassarese ha subito un drastico ridimensionamento, e nel rispetto del Piano di rientro spese predisposto dal provveditorato regionale, sono state tagliate 180 ore di servizio per medici di guardia e infermieri. “Siamo molto preoccupati”, spiega Marco Puggioni, segretario regionale della Simspe (Società italiana di medicina e sanità penitenziaria onlus).
“In questo modo la presenza di medici e infermieri all’interno del carcere di San Sebastiano non può essere garantita 24 ore su 24, si rischia seriamente di lasciare ore scoperte. Ieri notte per esempio, il medico di guardia era solo, senza l’assistenza di infermieri. Che cosa potrebbe succedere in caso di emergenza? Si rischierebbe una tragedia”.
Con il taglio del monte ore di assistenza sanitaria, a San Sebastiano la presenza di medici e infermieri passa dall’intera copertura di 24 ore a 18 ore a giornata. Tutto questo per cercare di arginare l’emorragia di denari che dissangua i bilanci: un risparmio attuato sulla pelle dei detenuti, mettendo a rischio la loro salute. Nel carcere di Sassari lavorano sette medici di guardia, due medici sanitari incaricati, nove infermieri strutturati e sei cosiddetti parcellisti. A questi si aggiunge l’opera dei medici specialisti che periodicamente visitano i detenuti.
Forze già sottodimensionate rispetto alle reali esigenze di un carcere superaffollato come quello sassarese, e che ora dovranno ridurre la propria presenza al servizio e a garanzia della salute dei detenuti. “Queste difficoltà nascono anche come conseguenza del mancato passaggio della sanità penitenziaria dalle mani del Ministero a quello delle Regioni e quindi delle Asl”, commenta Puggioni. “In Sardegna questo passaggio non è ancora stato approvato dal Consiglio regionale, che ha posto delle precise condizioni alle quali deve rispondere la commissione paritetica Governo-Regione”. In questa situazione anche il futuro professionale dei medici penitenziari è in forse: i loro incarichi sono sicuri fino alla fine dell’anno. Dal 1° gennaio 2011 non sanno se Ministero e Regione metteranno a disposizione i fondi necessari per pagare l’assistenza sanitaria all’interno delle carceri della Sardegna.