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di Clive Stafford Smith (direttore di Reprieve)

 

La Repubblica, 24 novembre 2010

 

Dopo la denuncia ripresa da Repubblica, la Ong inglese Reprieve torna a rivolgersi all’azienda lombarda che produce e vende una sostanza usata per le esecuzioni negli Usa. Raccontando la storia di un uomo che verrà ucciso con questo prodotto made in Italy.

Giuseppe Riva è l’amministratore delegato di Hospira Spa, l’azienda che produce il Sodio Tiopentale in Italia. Sentendosi chiedere come vedesse da un punto di vista etico il fatto di vendere agli Stati Uniti farmaci destinati all’esecuzione 1 di condannati alla pena capitale, Riva ha ribattuto: “Allora, quelli che vendono coltelli da cucina sarebbero responsabili di ogni omicidio commesso con un comune coltello?”.
L’analogia del coltello da cucina non è granché. Se un cliente compra una lama dichiarando la propria intenzione di sgozzare qualche decina di detenuti, Riva potrebbe voler aspettare un attimo prima d’incassare quel denaro macchiato di sangue. Il fatto è che i suoi capi in America vogliono che lui produca il Sodio Tiopentale per poterlo rivendere per 97 miseri cent la fiala: servirà a giustiziare i condannati a morte in 35 stati.
Le aride parole di Riva servivano a distrarci da una questione di vita o di morte. Quando questo articolo verrà pubblicato, saranno 3.200, uomini e donne, i detenuti rinchiusi in celle opprimenti nell’attesa di sentire i pesanti passi del boia. Riva sembra pensare che la brava gente di Liscate, che lavora per la sua azienda, voglia svolgere un ruolo in quelle morti.
Lasciate che vi presenti una sola di queste persone: Ed Zagorski. Ed è nato nel Michigan nel 1954 da una famiglia povera. Vittima di atti di bullismo, aveva sofferto di problemi di apprendimento e di balbuzie. Dopo lunghe lotte, a sedici anni era riuscito a studiare per diventare capitano di navigazione.
Aveva ventotto anni quando entrò in prigione. Oggi ne ha cinquantasei. Ha passato metà dell’esistenza nel braccio della morte, aspettando di essere ucciso dallo Stato. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha decretato che costringere un detenuto ad aspettare più di cinque anni prima di essere giustiziato è di per sé degradante e inumano.
Ma non è tutto. Ed si trova nel braccio della morte perché, secondo Medici per i Diritti Umani, la sua confessione sarebbe stata estorta tramite tortura. Dopo essere stato arrestato la prima volta, aveva tentato il suicidio. Anche per impedirgli di togliersi la vita, in modo che poi lo Stato del Tennessee potesse farlo al posto suo, l’avevano rinchiuso in una angusta cella d’acciaio priva di finestre e di aria, nel bel mezzo di un’ondata di caldo. Isolato da tutto, fisicamente e psicologicamente traumatizzato, Ed aveva promesso di confessare se la polizia avesse acconsentito alla sua esecuzione immediata. Ma questo, invece di porre fine alle sue sofferenze, gli è valso altri ventotto anni di abusi.
Durante la sua detenzione, Ed non ha dato il minimo problema. Ma l’11 gennaio 2011 sarà giustiziato: così vuole lo Stato del Tennessee. E poiché negli Stati Uniti le scorte del farmaco scarseggiano, vogliono farlo usando il prodotto europeo.
Il Sodio Tiopentale è notoriamente difficile da somministrare e un uso errato causa indicibili sofferenze fisiche: il detenuto è cosciente, paralizzato, i suoi polmoni non funzionano più, è incapace di gridare il tormento che lo attanaglia. La prognosi non è buona per Ed: i test del sangue post mortem hanno rivelato che a nessuno degli ultimi tre detenuti giustiziati nel Tennessee è stata somministrata una dose sufficiente di Sodio Tiopentale, per cui la loro morte è stata particolarmente atroce. Forse Riva vorrebbe raggranellare qualche altro euro esportando ghigliottine o camere a gas, visto che non si sente responsabile del loro uso. Ma per tutti noi questo non è un esercizio di semantica, bensì una questione di vita o di morte.