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Agenparl, 24 novembre 2010

 

Lo scorso 18 novembre si è concluso, con l’approvazione nell’aula del senato, l’iter del ddl sulla detenzione domiciliare per le pene inferiori ad un anno, la cosiddetta “legge svuota carceri” che mira a ridurre la popolazione carceraria di circa 9000 unità, secondo i dati del Dap.

Un numero insufficiente visto che nelle carceri italiane sono presenti circa 68.400 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 44.000 unità, e visto che la popolazione carceraria, purtroppo, è in costante ascesa. Il provvedimento, benché rappresenti un segnale di attenzione alla problematica della “emergenza carceri”, a nostro avviso ha una debole azione deflativa ed assume al momento un effetto tampone non risolutivo. Manca una progettualità più complessiva e lungimirante che comprenda ed intervenga su tutto il sistema dell’esecuzione penale nei suoi aspetti legislativi, organizzativi e strutturali.
Le azioni previste nell’impianto normativo del provvedimento graveranno fortemente sui lavoratori penitenziari già provati da gravi ed endemiche carenze di organico e carichi di lavoro insostenibili. I forti tagli delle risorse, la riduzione delle piante organiche, il blocco delle assunzioni, operate dai vari provvedimenti di governo non hanno risparmiato un così delicato e peculiare settore già da tempo vicino al collasso. Occorrono urgentemente interventi seri e mirati o la situazione carceraria non subirà sensibili miglioramenti rimanendo in uno stato di permanente “emergenza”, con una condizione ancor più drammatica per i ristretti e mortificante ed insostenibile per i lavoratori.