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Redattore Sociale, 25 novembre 2010

 

Le indicazioni contenute all’interno dell’indagine sulla realtà delle nigeriane vittime della tratta in Italia, presentata a Roma. Isoke Aikpitanyi: “Lavorare con i media, in carcere, in Nigeria, sensibilizzare i clienti e promuovere l’auto-mutuo-aiuto”.
Come fermare la tratta in 14 mosse: le strategie utili a contrastare il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione sono elencate nell’indagine di Isoke Aikpitanyi presentata oggi (vedi lanci precedenti).
Primo punto della lista: maggior coinvolgimento delle ex vittime come operatrici- pari o mediatrici nei servizi antitratta.
Secondo: campagna di informazione e confronto sulla “realtà sommersa” nelle diverse regioni italiane. Terzo: tavoli di lavoro su tematiche quali “comunità, associazioni e chiese”. Ciò che serve è poi, in rapida sequenza, una campagna tv nazionale “da vittima a vittima” e un’azione specifica di responsabilizzazione dei clienti. C’è poi bisogno di misure di intervento ispirate dalle recenti indicazioni del Parlamento Europeo e di valorizzare le modalità di auto- mutuo- aiuto già sperimentate tra nigeriane ex vittime e vittime della tratta. All’interno del carcere serve una mediazione per “salvare” le maman, cioè “un progetto di mediazione carceraria e di formazione delle detenute e dei detenuti, per reati connessi alla tratta e allo sfruttamento”. In Nigeria, invece, serve l’attivazione di una missione di ex vittime per sensibilizzare, informare, prevenire.
Per sostenere le ragazze incastrate nella rete devono essere coinvolti sponsor e tutor e implementata l’esperienza dei progetti “La Casa di Isoke” e “Tulipa Nèye” nei quali “sia centrale l’intervento dell’operatrice pari a sostegno delle vittime”. Ancora: vanno attivati percorsi di ricostruzione del rapporto con le famiglie di origine delle vittime e va condotta una seria campagna di informazione sul fenomeno della mafia nigeriana. Infine, Isoke lancia la proposta di una moratoria per le ragazze nigeriane, “una serie di provvedimenti nuovi che offrano alle ragazze una soluzione alle complicazioni giuridiche nelle quali si sono messe per uscire dalla clandestina, come denunce false o incomplete, domande di asilo eccetera”. Sono indicazioni concrete, che aspettano solo di essere realizzate.